Troppi pesticidi: dall’Unesco il primo stop alla candidatura delle colline del Prosecco

Treviso. Progetto rinviato dai consulenti Icomos: «Dossier senza garanzie, da rifare»

TREVISO. Troppi pesticidi sui vigneti, la candidatura a patrimonio Unesco delle colline del prosecco inciampa a pochi metri dal traguardo e ora rischia la bocciatura. Icomos, ente consultivo dell’Unesco, ha infatti chiesto integrazioni ai dossier di candidatura e gestione del sito presentati dal comitato promotore, spiegando che ci sono problemi per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Uno stop inatteso che preoccupa non poco gli addetti ai lavori, a pochi mesi dalla decisione definitiva dell’Unesco. A questo punto le strade sono due: andare avanti lo stesso, rischiando - spiega Icomos - una sonora bocciatura, oppure rifare i dossier, prendersi qualche mese di tempo per ripresentarli e riprovarci tra un anno.

Lo stop. Che qualcosa si fosse inceppato nella corsa al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità era nell’aria da qualche settimana. Le associazioni ambientaliste avevano annusato la beffa, scoprendo che Icomos Italia - il consulente professionale e scientifico della commissione Unesco, una sorta di primo giudice delle candidature - aveva chiesto diverse integrazioni ai due dossier redatti per le colline del Conegliano Valdobbiadene. Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela Prosecco Docg, assicura di non essere stato informato sul contenuto delle osservazioni: «L’iter prevede che ci sia un confronto tra le parti dopo la presentazione dei dossier, a quanto ne so stanno interagendo la parte tecnica del Ministero e il nostro comitato scientifico. Icomos è un organo tecnico, ed è la procedura normale». Sulla stessa linea Amerigo Restucci, il coordinatore del comitato scientifico: «Hanno chiesto integrazioni? Un atto dovuto».


Troppi pesticidi. Ieri ci ha pensato Pietro Laureano, presidente Icomos Italia e architetto di lunga esperienza (tra i fautori della candidatura Unesco di Matera, la Città dei Sassi), a spiegare nei dettagli tutte le criticità dei dossier. «Partiamo da un dato di fatto: se Icomos chiede delle integrazioni, significa che c’è qualcosa che non va» spiega Laureano, «nel caso specifico sono stati ravvisati problemi di sostenibilità ambientale per quanto riguarda l’uso dei prodotti fitosanitari, impiegati ancora in modo “pesante”. Nei dossier non viene data garanzia di un processo virtuoso di indirizzo dell’area. Nonostante le leggi e i regolamenti più restrittivi, questi prodotti si continuano a utilizzare. È una valutazione ancora sintetica, ne seguiranno di più approfondite, ma adesso bisognerà decidere se andare avanti o prendersi una “pausa di riflessione”». Laureano spiega con dovizia di particolari perché, pur essendo presidente dell’ente, non ha un ruolo nella valutazione della candidatura: i siti italiani sono giudicati da commissari stranieri. Icomos ha quindi messo nero su bianco ciò che i comitati degli ambientalisti denunciano da anni: un abuso della chimica tra i filari di prosecco rischia di vanificare gli sforzi, pure evidenti, di amministrazioni comunali e Consorzio di Tutela nella direzione della sostenibilità. Un tema su sui si sono divisi gli stessi addetti ai lavori, con i sindaci a imporre norme sempre più stringenti e i viticoltori a palesare il loro “mal di pancia”, specie in annate - come le ultime due - particolarmente ostiche dal punto di vista climatico.

Gli scenari. E a questo punto? Icomos è un ente consultivo, non prende la decisione finale: quella toccherà, in estate, alla sede francese dell’Unesco. Ma se Icomos boccia, difficilmente a Parigi cambiano idea. «Per questo, ma il mio è solo un consiglio, sarebbe meglio “sospendere” la candidatura per un anno» spiega Laureano, «è una decisione che va presa in accordo con il Ministero. Altrimenti il rischio è di andare incontro a una bocciatura che non ritengo meritevole, perché il sito comunque è degno di attenzione. Andare avanti significherebbe rischiare troppo, e una volta incassata la bocciatura sarebbe assai difficile ritentare una seconda volta. Icomos tiene, come tutti noi, a questo percorso, perché è l’occasione per instaurare meccanismi virtuosi di gestione del territorio. Certo, preferirei che a questo punto si rivedesse qualcosa e ci fosse un percorso fatto insieme alla popolazione e alle associazioni». Gli ambientalisti si erano lamentati spesso di non essere stati coinvolti nella redazione dei dossier, ora il loro coinvolgimento potrebbe essere la soluzione per evitare la beffa.


 

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