«Lasciateci seppellire la nostra Sofiya»

Appello dell’ex compagno della madre: la saluteremo a Treviso e la porteremo a riposare per sempre a Kiev

CORNUDA. A distanza di 50 giorni dal ritrovamento in un dirupo all’altezza del terzo tornante della strada che porta a Cima Grappa non ha ancora trovato sepoltura Sofiya Melnyk, l’ucraina 43enne trovata senza vita 40 giorni dopo la sua scomparsa. Il suo corpo, recuperato martoriato nella scarpata, è ancora all’obitorio del Ca’ Foncello di Treviso, dove era stato portato la vigilia dello scorso Natale dopo il ritrovamento da parte di un paio di cacciatori di Romano d’Ezzelino.

Giallo di Cornuda, il corpo di Sofiya ritrovato la Vigilia di Natale

L’autorità giudiziaria non ha ancora rilasciato il nulla osta per i funerali. Nel dubbio che servano ulteriori accertamenti, la salma rimane a disposizione della Procura della Repubblica di Treviso. E l’ex compagno della madre, Antonio Zamattia, che la considerava una figlia, lancia un appello: «Fateci dare sepoltura alla nostra Sofiya.

Che il suo corpo trovi pace e noi un luogo in cui ricordarla e dedicarle una preghiera». Che si tratti del corpo di Sofiya Melnyk non ci sono dubbi: la prova del Dna ha confermato che è proprio l’ucraina morta ammazzata. Il confronto con il Dna della madre, Valentina Sidash, ha consentito di avere la conferma definitiva sull’identità di quel corpo abbandonato nel dirupo, ma le indagini non sono ancora chiuse. E quindi non può essere celebrato il rito religioso e non si può dare sepoltura al Sofiya. Anche la madre, Valentina Sidash, spera che sia ormai questione di pochi giorni per riavere il corpo della figlia, ma certezze non ce ne sono.

Giallo di Cornuda, i carabinieri nel luogo dove è stato trovato il cadavere di Sofiya

Molto dipenderà da quanto diranno gli esami disposti assieme all’autopsia. Quando sarà concessa l’autorizzazione, il funerale sarà celebrato con il rito ortodosso, religione a cui apparteneva Sofiya Melnyk, probabilmente a Treviso. Poi è intenzione della madre portare le ceneri in Ucraina, a Kiev, la sua città di origine, un ritorno alla sua terra, da dove era partita in giovane età e dove tornerà per l’ultimo viaggio dopo che la sua vita è stata spezzata in modo così brutale come hanno lasciato intendere i primi risultati dell’autopsia.

Il giallo di Cornuda: il Ris nella villetta dove si è impiccato Pascal

Era scomparsa il 15 novembre Sofiya, una scomparsa denunciata un paio di giorni dopo non dall’uomo con cui viveva in via Jona a Cornuda, ma dall’amico geologo di Rimini. La svolta si era avuta quando, dopo alcuni giorni, era stato trovato impiccato Daniel Pascal Albanese, il convivente. La sparizione aveva assunto contorni ben diversi da un allontanamento volontario, il ritrovamento dell’auto della donna a Maser aveva fatto scattare le ricerche nelle colline della zona, ma il rinvenimento era avvenuto casualmente solo alla vigilia di Natale in un luogo diverso: in mezzo ai cespugli in un dirupo all’altezza del terzo tornante della strada che da Romano d’Ezzelino, nel Vicentino, porta a Cima Grappa.

Da quel giorno il corpo di Sofiya Melnik è ancora in una celletta dell’obitorio dell’ospedale di Treviso, in attesa che l’autorità giudiziaria dia il nulla osta per i funerali nel momento in cui riterrà che ogni elemento utile all’indagine sia stato acquisito.

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