Tenta di corrompere due carabinieri all'alcoltest, 50enne di Maserada condannato

Maserada, sapeva di risultare positivo all’alcoltest. Ha offerto 200 euro, denunciato per tentata corruzione

MASERADA. È stato condannato a dieci mesi (la Procura aveva chiesto quattro anni) per tentata corruzione un trevigiano di 50 anni, E.A. (difeso dagli avvocati Paolo Bottoli e Andrea Nieri) che si è reso protagonista di un’offerta ai carabinieri di una pattuglia della stazione di Maserada. Per non essere sottoposto alla prova dell'alcoltest, l'automobilista, evidentemente cosciente del fatto di essere in stato d'ebbrezza, ha offerto 200 euro ai carabinieri. Un tentativo di corruzione che è andato male.

I fatti risalgono al 17 aprile del 2011 E.A., 50enne residente a Breda di Piave, non appena fermato lungo una strada nel territorio comunale di Maserada da una pattuglia dei carabinieri, ha subito capito di essere in un mare dei guai.


Nel gestire quella situazione non lo ha di certo aiutato la scarsa lucidità per effetto dell'alcol. Così, ritrovatosi in difficoltà, ha deciso di giocarsi la carta della disperazione: provare a convincere i due carabinieri a non effettuare il controllo attraverso l'etilometro, a restituirgli la patente presa in consegna e a non contestargli le relative sanzioni amministrative.

Non avendo molto altro a cui aggrapparsi, ha deciso di provare il tutto per tutto offrendo due banconote da 100 euro, una per ciascuno dei due militari affinchè chiudessero un occhio, anzi sarebbe meglio dire tutti e due.

Scelta decisamente sbagliata. Ovviamente i militari, che si sono immediatamente resi conto delle precarie condizioni in cui si trovava il 50enne, non solo hanno rifiutato il denaro, ma lo hanno denunciato per istigazione alla corruzione, reato ben più grave della guida in stato di ebrezza e per il quale l'automobilista si è poi ritrovato a processo. L'alcol test ovviamente è stato fatto e il risultato è adesso parte del fascicolo processuale insieme al verbale di contestazione della violazione amministrativa. A difenderlo c’erano gli avvocati Bottoli e Nieri che sono riusciti a convincere il tribunale a non stangare il loro assistito come aveva invece chiesto la Procura. (g.b.)

 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi