Treviso, gara di solidarietà per la figlia disabile di Lorena

La donna, già vedova, ha lasciato una ragazza ventenne.  Il fratello: «Continuerò a combattere le sue battaglie»

Da due giorni ci sono due quartieri in subbuglio. Santa Bona e San Liberale si stanno mobilitando per aiutare e assistere la famiglia di Lorena Facchin, morta a soli 51 anni giovedì sera stroncata da un infarto fulminante. Tantissime le dimostrazioni di affetto al fratello di Lorena, Massimo, e altrettante quelle rivolte ai genitori della donna, anziani e duramente provati dal dolore per la sua scomparsa. Una stretta vera, solidale, perchè guarda oltre il dramma della morte della donna pensando che il vero obiettivo adesso è garantire un futuro e una serenità a sua figlia, down, poco più che maggiorenne.



Pura accolta come una figlia da Nicola, il compagno che affiancava Lorena ad ormai dieci anni e che per sua figlia nutre affetto da padre, la ragazza è sola, senza genitori, la mamma morta giovedì, il padre ormai anni fa, stroncato da un tumore. Come parenti diretti i nonni e lo zio, non altri. Nel futuro tantissimi punti interrogativi a cui la famiglia vuole rispondere e per i quali è disposta a lottare metro per metro. Perchè quella ragazza, e con lei Lorena, hanno già dovuto combattere molto per riuscire a conquistare l’indipendenza e una vita uguale a quella di tutti gli altri, hanno dovuto sfidare la scuola, ma anche la burocrazia sanitaria e pubblica, incapace spesso di dare nei fatti vera assistenza ai ragazzi down e alle loro famiglie.

«Se ce ne sarà bisogno farò io, adesso, le battaglie che faceva mia sorella questo è certo» dice senza timore Massimo Facchin, «A mia nipote va garantito lo stesso e la stessa serenità di tutti gli altri». Autonoma, lavoratrice, sorridente e «solida come una roccia» come la descrive qualche amico, la ragazza ha però necessità di una assistenza e di una famiglia ufficiale. Quale sarà? Questa adesso è la domanda che sta tenendo tutti con il fiato sospeso. La famiglia si è affidata ad un legale per gestire la situazione ma nel frattempo ha ben chiaro l’obiettivo: «Non permetteremo che la burocrazia e la legge contro cui Lorena ha dovuto scontrarsi per anni oggi ostacolino sua figlia o la portino lontano da noi» segue Massimo, «il momento è difficile, drammatico e complicato» prosegue, «ma sentiamo di avere vicino l’affetto di tutti, sappiamo di non essere soli».

Si raccolgono fondi e si organizzano iniziative al bar “da Bepi”, “dalle Zie”, al “Ginger”, locali che segnano il tessuto sociale di Santa Bona e San Liberale come l’osteria Per Bacco di Monigo dove la figlia di Lorena aveva lavorato come cameriera. «Non li lasceremo da soli» dicono tutti, «non in una situazione simile». E pare si stiano muovendo anche altri canali.

Intanto si cerca anche di chiarire come il cuore di Lorena abbia ceduto di schianto, in pochi istanti, senza darle nemmeno la possibilità di chiedere aiuto. La donna, forse provata da tante fatiche e tante battaglie nel costruirsi una vita con sua figlia, era stata ricoverata alcune volte per tachicardie e scompensi, ma nulla che facesse pensare alla possibilità di un infarto fulminante. È stata disposta l’autopsia che terrà fermi i funerali della 51enne almeno fino a martedì. Alle spalle della famiglia Facchin, il giorno della celebrazione, saranno in tantissimi.

Federico de Wolanski

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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