Setten fa rinascere il bastione Camuzzi

Un polo di uffici, residenze, servizi e verde: l’imprenditore Alcide ha rilevato l’area. Mura restaurate e percorsi valorizzati

Una piccola cittadella: uffici, alberghi e residenze. E i bastioni della mura che si affacciano su piazzale Duca d’Aosta restaurati, a completare un’operazione di omaggio per uno dei simboli della città.

Prende forma in queste settimane la nuova operazione immobiliare destinata a cambiare un quadrante strategico della città: il bastione Camuzzi, un autentico tesoro sconosciuto alla maggior parte dei trevigiani, incastonato tra la stazione ferroviaria e il Sile. L’area, di proprietà della società Nove, in liquidazione da moltissimi anni, sta per essere acquisita da Alcide Setten, a un prezzo che si aggira sui due milioni di euro. Il costruttore opitergino (suo il complesso che protegge i ritrovamenti archeologici) si occupa ora di operazione immobiliari, avendo dismesso l’impresa.


Da quanto trapela da Ca’ Sugana, il passaggio di proprietà sarebbe in dirittura d’arrivo, con la piena disponibilità del bastione per Setten.

E l’imprenditore avrebbe già incontrato esponenti dell’amministrazione comunale, presentando idee e progetti, ancora in embrione ma tesi a un recupero moderno dell’area, non filologico ma rispettoso dello skyline del bastione. Una riqualificazione totale, sia fuori (appunto il restauro della mura caro all’amministrazione, che ne ha fatto una sorta di contropartita implicita dell’accordo in itinere con il privato), sia dentro, dove troveranno spazio diverse servizi, in un complesso multifunzionale, che certamente contemplerà direzionale e una dose di residenziale. Da un lato il Comune avrebbe garantito la volumetria esistente nella cittadella (circa 13 mila metri cubi, stando alle indiscrezioni, il totale dei fabbricati facenti parte dell’officina Camuzzi), dall’altro Setten ha dato garanzia anche sull’impatto armonico del complesso, su una adeguata dose di verde, sugli standard della cittadella mista che verrà realizzata sul bastione. E sulla fruibilità dei cittadini con percorsi appositamente studiati lungo la cinta della mura.

Sono 12 mila metri quadrati, una superficie più vasta di quella dell’intero complesso di San Leonardo, e che si presta a sviluppare un polo misto. E al lavoro, per disegnare il bastione 2.0, ci sarebbe già un pool di professionisti, che intende utilizzare tutte le opportunità concesse dall’area e dalla sua invidiabile posizione, per un progetto molto illuminato e di respiro metropolitano.

E non va dimenticato che in futuro anche l’adiacente area ex Siamic, oggi sede della stazione delle autocorriere della Mom, verrà riqualificata, una volta che si completerà l’annunciato trasloco delle autocorriere nell’area a ridosso della stazione ferroviaria.

Un investimento, che senza nulla togliere ad altre riqualificazioni importanti per Treviso, assume un significato strategico, perché cambia così la porta Sud della città, il biglietto di visita per chi arriva alla stazione o dal Terraglio, il primo bastione della mura. Trova così una sua definizione l’area rimasta in attesa di futuro da quando è stata lasciata dal trasloco della Camuzzi.

Negli ultimi anni ne hanno fruito solo gli alpini, nella recente adunata nazionale. In precedenza, un blitz dei centri sociali, per ricordare alla città l’ennesimo spazio abbandonato.

Avrebbe dovuto essere un park, un residence. Ci aveva pensato per prima la giunta Gentilini, ma i carotaggi disposti dell’allora assessore Giovanni Campeol sotto il bastione avevano raffreddato gli entusiasmi: erano state accertate sostanze chimiche da smaltire con bonifica costosissima, non meno di 2 milioni. (a.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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