Influenza, il nuovo reparto dell'ospedale di Treviso “scoppia”

Treviso. I 40 posti ricavati nell’ex Otorino sono già pieni, sei pazienti ricoverati nelle Medicine. «Mai vista una situazione così»

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TREVISO. L'epidemia influenzale non dà tregua alla Marca. Continuano i contagi, aumentano a dismisura i ricoveri, scoppiano gli ospedali. Ieri, si è toccato un nuovo record: il reparto “influenza” creato all'interno del Ca' Foncello è stato riempito completamente. Occupati tutti i 40 posti letto, ricavati appositamente per i degenti che hanno contratto il virus nell'area di Otorinolaringoiatria. Adesso, per riuscire a rispondere ai continui ricoveri, si va in appoggio alle Medicine. Già 6 i letti bis occupati, e se ne attendono altri nelle prossime ore.

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Colpa dell'influenza di tipo B e del virus respiratorio sinciziale, quest'ultimo colpisce soprattutto gli anziani. «In tanti anni di lavoro nessuno di noi ricorda niente di simile» è la frase che va per la maggiore in corsia, dove medici, infermieri e operatori socio sanitari non si fermano un attimo, oberati dai continui ricoveri di pazienti con l'influenza. «Stiamo attraversando una fase eccezionale che perdurerà fino al 10 febbraio, poi speriamo che l'incidenza del virus diminuisca e ci sia un po' di tregua» conferma il direttore generale dell'Usl 2 Francesco Benazzi. Per altri dieci giorni quindi il numero di contagi non sembra destinato a scendere. Si stima che a fine stagione circa 100 mila trevigiani avranno contratto la sindrome influenzale.

Gli esperti che studiano l'evoluzione del virus hanno messo in luce le cause che hanno reso l'epidemia 2018 così aggressiva. «Mentre l'influenza A (il gruppo della suina H1N1 e H3N2) si sta spegnendo, e ancora presente al 50% l'influenza B (all'interno della quale c'è variante non coperta dal siero) mentre il restante 50% delle infezioni sono rappresentate dal virus respiratorio sinciziale (per il quale non è prevista copertura vaccinale) che dà infezione alle vie respiratorie e prende le età estreme della vita, i neonati prematuri e gli anziani fragili. In questa fase lo vediamo soprattutto negli over 70 immunodepressi che vengono ospedalizzati per complicanze respiratorie» spiega Roberto Rigoli, primario di Microbiologia. «Di positivo, fino adesso, c'è che non abbiamo avuto i casi di meningite dell'anno scorso, provocati da faringiti legate all'influenza» aggiunge il dottor Rigoli.



Come tutte le altre forme virali anche il virus respiratorio sinciziale si trasmette attraverso goccioline di saliva e provoca febbre non elevata, mal di gola e mal di testa, ma può diventare debilitante nelle categorie di soggetti a rischio.

Dopo il decesso di un paziente che ha contratto l'influenza suina A/H1N1 i casi più gravi riguardano quindi gli anziani. Le criticità maggiori per i pazienti della terza età, affetti da precedenti malattie croniche, che vengono colpiti da infezioni bronchiali, disidratazione e scompenso cardiaco.

«Oltre ai ricoveri, nelle ultime settimane assistiamo anche a un notevole incremento degli accessi al pronto soccorso» aggiunge il dg Benazzi «si tratta di una situazione che non ha precedenti».

Sono infatti aumentati quasi del 10% gli arrivi al pronto soccorso, più di 5 i ricoveri in più al giorno a causa del virus. Sempre validi i consigli di prevenzione per ridurre le probabilità di contratte il virus: lavarsi spesso le mani col sapone, evitare i luoghi chiusi e affollati, prestare attenzione all'igiene respiratoria, coprendo bocca e naso quando si starnutisce o tossisce.

 

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