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Cima Grappa, il restauro al palo «Colpa di burocrazia e governo»

Borso, il sindaco Dall’Agnol lancia l’allarme: 6,6 milioni di investimento a rischio per fine legislatura Arenato il percorso progettuale partito nel 2016 in vista del centenario della Grande Guerra

BORSO . Il progetto per il restauro del sacrario del Grappa rischia di slittare ancora. Proprio al ricorrere del centenario della Grande Guerra, il monumento veneto che tramanda alle future generazioni il dramma storico del primo conflitto mondiale, rischia di non avere finanziamenti per la sua manutenzione straordinaria. «Dal 2016 a oggi, solo la delusione e il timore di essere abbandonati dal governo centrale. E a pagarne le spese non siamo noi, è la memoria dei soldati italiani e austriac ...

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BORSO . Il progetto per il restauro del sacrario del Grappa rischia di slittare ancora. Proprio al ricorrere del centenario della Grande Guerra, il monumento veneto che tramanda alle future generazioni il dramma storico del primo conflitto mondiale, rischia di non avere finanziamenti per la sua manutenzione straordinaria. «Dal 2016 a oggi, solo la delusione e il timore di essere abbandonati dal governo centrale. E a pagarne le spese non siamo noi, è la memoria dei soldati italiani e austriaci che hanno sacrificato le loro vite per le future generazioni; loro sì, sono i veri offesi di questa lunga storia». Il sindaco di Borso del Grappa, Flavio Dall’Agnol, va dritto al dunque. I 6,6 milioni di euro stanziati dal governo Renzi, i 700 mila euro stanziati dalla Regione e il sostegno delle province di Vicenza, Belluno e Treviso per il restauro del sacrario di Cima Grappa, rischiano di andare fumo per il simbolo veneto della Grande Guerra. Perché? In primis, sembra sia colpa della burocrazia. E poi, tutti gli impegni di intervento e restauro potranno decadere con la scadenza dell’attuale governo ovvero a partire dal prossimo marzo, se nessuna forza politica si farà carico dell’impegno. E il lungo percorso iniziato nel 2016 per dare nuovo slancio a Cima Grappa andrà in fumo. Era il 21 dicembre 2016, quando i cinque comuni trevigiani interessati e altri del Vicentino e del Bellunese, furono convocati a Roma per approvare e discutere il progetto di rinnovamento del sacrario del Grappa, con allegata promessa di inaugurazione dei lavori al ricorrere del centenario della Grande Guerra. «Da quel giorno, il nostro ruolo è finito», spiega amareggiato il sindaco Flavio Dall’Agnol, «Tutto era in balia degli appalti di respiro internazionale e del carteggiare burocratico».

Il 15 gennaio di quest’anno è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’avviso di aggiudicazione della verifica di progettazione a cura di Politecnica Ingegneria e Architettura. Il coordinatore Gianfranco Tedeschi, socio di Politecnica e coordinatore del gruppo di lavoro, riferiva: «Si dovrà entro questo mese validare il progetto preliminare e poi dovremmo partire con il definitivo». In totale sarebbero tre gli interventi strategici previsti per Cima Grappa. Nella prima fase si programmava il restauro conservativo del Sacrario, con il nuovo allestimento multimediale della Caserma Milano e con la riqualificazione di tutto il percorso ipogeo caratterizzato dalla galleria Vittorio Emanuele III. Seconda fase progettuale la riqualificazione del versante dopo la demolizione dell’ex base Nato. Per la terza fase era in previsione un project financing in vista di una installazione alberghiera sulle volumetrie dell’ex base missilistica. Vista l’entità dei lavori, l’iniziale promessa del taglio del nastro nell’anno del centenario della Grande Guerra si palesa nella sua totale inconsistenza. Ora, al netto delle considerazioni, resta il disperato appello di quanti credono ancora che l’impegno politico e storico attorno al Monte Grappa debba essere scolpito sul marmo e portato a termine con razionalità ed etica politica. È chiedere troppo? Per Flavio Dall’Agnol è il momento di dare una svolta: «Questa zona della Pedemontana viene sempre dimenticata e torna utile solo quando qualche parlamentare ha bisogno dei suoi voti? Perché siamo andati a fare il museo della Grande Guerra a Montebelluna e non l’abbiamo realizzato a Bassano del Grappa o in Cima Grappa, ambedue sicuramente più idonei? Questo è il frutto di interessi e politiche sbagliate. Spero arrivi almeno entro marzo la rassicurazione da parte di qualche forza politica che decida di prendersi la responsabilità di portare a termine questo importante restauro».