Treviso, bosco verticale in Restera tre palazzi firmati Boeri

Treviso, l’archistar che a Milano ha realizzato le torri immerse nel verde ripropone l’idea in formato minore vicino a “ponte dea Goba”: residenze di sei piani d’altezza alle ex officine Baseggio, insediamento abbandonato da anni, incastrato fra il Sile a sud e il supermercato Conad e l’enoteca Rossi a nord

Un bosco verticale anche a Treviso. In riva al Sile, a due passi dalla città. Sulla Restera che sempre più sta diventando uno dei luoghi simbolo della città.

Sì, proprio il bosco, inconfondibile, ideato da Stefano Boeri, che campeggia in piazza Gae Aulenti nel cuore della nuova Milano, con le due torri residenziali di 100 e 76 metri di altezza che slanciano alberi e piante per 20mila metri quadrati.


A Treviso non saranno spettacolari torri, ma più modestamente tre palazzi, per altrettanti boschetti, di 6-7 piani l’uno. Ma con la stessa filosofia di ecologia urbana che contraddistingue le ultime opere dell’architetto milanese. E infatti qualcuno, nell’ambiente, ha già coniato la battuta sui tre Boeri alle porte della città.

Il progetto edilizio – su cui vige il massimo riserbo – è stato presentato all’ufficio Edilizia Privata di Ca’ Sugana, diretto dall’assessore Paolo Camolei, e compirà ora il suo iter tecnico, tenuto conto anche della delicatezza del contesto ambientale in cui è inserito.

Siamo alle ex officine Baseggio, insediamento abbandonato da anni, incastrato fra il Sile a Sud e il supermercato Conad e l’enoteca Rossi a Nord. Area che era stata oggetto, quasi 20 anni fa, di uno dei Piruea (piani di riqualificazione) che allora caddero sulla città dopo l’approvazione delle fatidica legge 11/99, e di cui poi però si erano perse le tracce.

Adesso, non senza sorpresa, quel piano di riqualificazione ha partorito, dopo tre lustri, un progetto destinato a far parlare di sè: una delle imprese più attive in città ha pensato all’archistar milanese per creare alle porte del centro, un complesso residenziale certamente unico.

Nei tre boscosi palazzi, stando a quanto trapela da Ca’ Sugana dove nessuno ha molta voglia di parlare, troveranno posto non meno di 50-60 unità abitative ad altissima dotazione tecnologica, dall’energetico all’acustico. E tutto con le inconfondibili terrazze verdeggianti di alberi, piante arbusti e fiori che sono l’icona di Boeri e della sua riforestazione urbana all’insegna della biodiversità, dell’abbattimento delle polveri sottili, per creare un particolare microclima metropolitano. In questo caso, in provincia.

Chi ha visto il progetto, in Comune, ne parla con toni convinti. Non solo per il nuovo skyline lungo il fiume, ma anche dal punto di vista della rigenerazione urbana, per l’osmosi con la Restera e l’impatto che regala all’intero quartiere, che viene totalmente riqualificato. E poi per il livello tecnologico dell’operazione immobiliare.

Siamo a poche centinaia di metri dal ponte dea Goba, e a ridosso del ponte sulla Ferrovia, e dunque anche nelle immediate vicinanze delle mura e dal centro storico, in riva al Sile. In una zona dove sono previsti a breve, su entrambe le sponde, diversi interventi edilizi, urbanistici e di viabilità alternativi. Uno è la pista ciclopedonale per l’ospedale sull’altra riva con l’apertura sotto il ponte ferroviario, un altro sarà l’apertura del park di servizio per l’ospedale all’ex centrale dell’Enel.

La scommessa dell’impresa costruttrice è di creare un complesso simbolo, in una posizione privilegiata. Tra l’altro in un contesto che vede altri contenitori in attesa di futuro, e basti citare l’ex consorzio agrario lungo il Put.

I tempi? Si parla di un paio d’anni, per l’ultimazione del complesso, sempre che l’iter del progetto non conosca ostacoli: si deve passare, fra l’altro, per la Soprintendenza di Venezia, competente ai beni paesaggistici. E gli addetti ai lavori del settore immobiliare, visto le ultime tendenze del mercato in città, in particolare per gli edifici di alta e altissima gamma, scommettono anche sull’appeal dell’operazione.

 

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