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Ragazza aggredita in treno Urla e spintoni dalla banda

Vittima una pendolare di 23 anni. È rimasta sul vagone per non essere seguita

2 minuti di lettura
TREVISO. Nuova aggressione sui treni in transito nella Marca, dopo l’episodio di ottobre quando una banda di nordafricani seminò il panico sul regionale Venezia-Bassano. Stavolta alcuni balordi sono saliti a San Martino di Lupari e hanno iniziato a insultare il capotreno. Quando il convoglio stava per arrivare alla stazione di Galliera-Tombolo, ai confini della provincia di Treviso, sono scesi e hanno aggredito una passeggera, una giovane donna che lavora a Treviso, costringendola a risalire in carrozza.

Una situazione assurda, con la gang di violenti che sferra pugni contro le lamiere, e i vagoni fermi in attesa che i teppisti sfoghino la loro follia. Un’attesa rivelatasi perfettamente inutile: la vittima ha dovuto rinunciare a scendere e si è fermata solo alla stazione successiva. «In questi giorni mi faccio venire a prendere dai miei genitori in stazione, ho paura», racconta la giovane donna presa di mira, una pendolare di 23 anni che vive a Galliera ma lavora a Treviso. A farle vivere momenti di terrore è stata una banda composta da un giovane di colore, due marocchini e una ragazza. «Lavoro a Treviso e come ogni sera anche lunedì mi sono recata in stazione per salire sul treno delle 18.38, che arriva a Galliera alle 19.15», spiega la pendolare, «a San Martino di Lupari sono saliti i quattro e abbiamo subito capito che le loro intenzioni non erano buone. Erano alterati, con ogni probabilità avevano bevuto qualche bicchiere di troppo, e hanno cominciato a inveire contro il capotreno». La ventitreenne è quindi scesa alla stazione successiva, quella di Galliera-Tombolo, come fa ogni giorno. «Questi personaggi sono scesi con me, e poi c’erano altre due persone, che però avevano le auto poco distanti dai binari», continua la giovane, «io invece dovevo attraversare il sottopasso, ero da sola, non me la sono sentita, temevo mi potessero fare del male». Neppure il tempo di scendere dal convoglio, che i quattro le si sono avvicinati e «mi hanno strappato il cappello dalla testa, gettandolo a terra. Sono corsa verso il capotreno, che mi ha fatto risalire sul treno, chiudendo le porte. Mentre salivo però questi mi hanno raggiunto e spintonata».

Gli aggressori sono rimasti fuori, a picchiare contro i vagoni: «Sembravano impazziti, con i pugni battevano contro i vetri e gridavano». Il capotreno ha pensato bene di mettersi in contatto coi carabinieri per informarli di quanto stava accadendo lungo i binari della ferrovia. «Abbiamo aspettato un po’, speravamo la smettessero e così sarei potuta scendere. Ma non è servito a nulla. Il capotreno, che è stato gentilissimo con me, è stato pure bagnato dai quattro, che hanno approfittato di un finestrino aperto per lanciargli della birra». Dopo una decina di minuti, con il treno ancora fermo, la furia non si era placata: «Per non creare disagio agli altri passeggeri ho chiesto di proseguire verso Cittadella e sono scesa lì». Ma la ventitreenne non vuole rassegnarsi, non vuole lasciar perdere, come se nulla fosse successo: «Mi sono molto spaventata, credo che episodi come questi non debbano accadere. La gente deve avere la possibilità di spostarsi liberamente in treno per recarsi al lavoro o a scuola». I carabinieri hanno spiegato alla giovane che la gang «è nota ed è stata identificata», conclude la giovane, sconvolta per l’accaduto.

Silvia Bergamin

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