Oderzo: la storia di Leone, laureato a 75 anni, «L’avevo promesso a mia mamma»

Oderzo. Leone Zenari, ex dipendente dell’Anagrafe, è dottore in Lettere «Ho lasciato gli studi per aiutare la famiglia e ora ho finito»

ODERZO. Riprende gli studi dopo 45 anni e li porta a termine per rispettare la promessa fatta alla madre. È la storia di Leone Zenari, 75 anni opitergino che si è laureato mercoledì scorso in Lettere all’Università e-Campus di Milano con la valutazione di 97/110. La tesi che ha presentato è un compendio della storia di Oderzo comparata con quella italiana (“Opitergium-Oderzo: dalle origini ai giorni nostri”), dal periodo dei Paleoveneti all’età contemporanea. Racconta gli splendori imperiali e le invasioni barbariche, la Serenissima e l’Unità d’Italia, il fascismo e la strage del Brandolini. «Vorrei davvero pubblicare questo lavoro per lasciarlo alla città», dice il neo-dottore. Zenari, vicentino d’origine, si trasferì a Oderzo durante il periodo della leva militare. Era tenente d’artiglieria quando ci fu l’alluvione del 1966 e fu uno degli angeli che aiutarono le popolazioni alluvionate. «A Gorgo ho salvato una donna caduta in acqua prendendola letteralmente per i capelli. Si sarebbe annegata», racconta ancora commosso.

Dopo essersi congedato, iniziò a studiare Lingue a Ca’ Foscari, ma nel 1972 dovette abbandonare gli studi nonostante fosse al quarto anno e stesse già insegnando in alcune scuole medie per aiutare la famiglia. Promise alla madre che prima o poi si sarebbe laureato. Due anni prima di abbandonare gli studi, infatti, era stato assunto all’Anagrafe di Oderzo quand’era sindaco Piero Feltrin: «Andai in pensione nel 2001, durante l’amministrazione di Bepi Covre. Ho visto Oderzo trasformarsi in tutto, nella viabilità e nella società: mi ricordo piazza Grande aperta alle auto e via Umberto I abbandonata a se stessa».

Nel 1983 rifondò il Patronato Turroni, riportandovi i ragazzi a giocare nelle domeniche e organizzandovi vari eventi di beneficenza. Due anni prima aveva fondato l’associazione che accoglie tutti gli addetti all’Anagrafe italiani, l’Anusca. Contemporaneamente assunse la presidenza della sezione degli Artiglieri opitergini e, quando il loro numero andò diminuendo, fondò il Circolo Santa Barbara e la sezione opitergina dei Trevisani nel Mondo.


«Ho organizzato l’ultima gita sociale mentre studiavo per gli ultimi esami: una vera faticaccia. A Milano non mi ha regalato niente nessuno. Mi svegliavo alle 5 di mattina e andavo a Milano in macchina a dare gli esami e, nel frattempo, continuavo a seguire le attività del Circolo».

Studiava in cucina, attorniato dai libri per ore e ore: sua moglie lo doveva richiamare all’ordine per poter preparare la tavola. «L’avevo promesso a mia madre: se mi metto in testa una cosa, devo portarla a termine. Ora mi sento davvero leggero», confessa a tre giorni dalla sua proclamazione a dottore in Lettere. Una determinazione straordinaria, tanto che la sua relatrice, la professoressa Silvia Bianciardi, gli ha dedicato la copia originale della sua tesi lodandolo per la sua incrollabile voglia di sapere.

Il suo impegno per Oderzo è tutt’altro che terminato: «Voglio ancora dare qualcosa alla città che mi ha accolto. Non è finita qui».
 

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