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Più visite al Pronto soccorso

Secondo giorno di astensione, 60 utenti in più a Ca’ Foncello

La seconda giornata di sciopero dei medici di famiglia si è conclusa con un significativo incremento degli accessi nei pronto soccorso della Marca. L'aumento del flusso di pazienti è iniziato mercoledì sera all'ospedale di Castelfranco, dove l'ambulatorio della guardia medica risultava particolarmente affollato perché l'utenza veniva inviata dal pronto soccorso alla continuità assistenziale per le prescrizioni di farmaci legati alle piccole patologie.

Ieri pomeriggio il pronto soccorso del C ...

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La seconda giornata di sciopero dei medici di famiglia si è conclusa con un significativo incremento degli accessi nei pronto soccorso della Marca. L'aumento del flusso di pazienti è iniziato mercoledì sera all'ospedale di Castelfranco, dove l'ambulatorio della guardia medica risultava particolarmente affollato perché l'utenza veniva inviata dal pronto soccorso alla continuità assistenziale per le prescrizioni di farmaci legati alle piccole patologie.

Ieri pomeriggio il pronto soccorso del Ca' Foncello ha accolto una sessantina di persone in più rispetto alla media giornaliera, lo stesso trend anche a Oderzo, Conegliano e Vittorio, con un più 25% di utenti, e a Montebelluna, più 20%. Tutti hanno dovuto pagare i 25 euro di ticket anche per un semplice certificato di malattia. Il rafforzamento degli organici nei presidi ospedalieri ha consentito di tenere testa all’aumento dei codici bianchi nella provincia che ha avuto, a livello regionale, una delle maggiori adesioni alla mobilitazione. «Non ci sono stati grandi intoppi, la macchina organizzativa è riuscita a fronteggiare i picchi di utenti. Mi scuso con chi ha dovuto attendere un po' ma il carico è stato importante» sottolinea Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl 2.

Nel frattempo, non si placano i toni tra Regione e sindacati dei medici, rappresentati da Fimmg, Snami e Smi. Le cifre sull'adesione allo sciopero alimentano le tensioni. «I professionisti che si sono astenuti completamente da prescrizioni e prestazioni sono stati 1.644 su un totale di 3.150, pari al 52 per cento» spiega l'assessore alla Sanità Luca Coletto. Nel Trevigiano si registra il 55% di condotti che non hanno emesso alcuna ricetta. Ma i sindacati dei camici bianchi invitano a leggere i dati in modo «complessivo». «In provincia di Treviso ci sono 550 medici. Di questi 30 non hanno fatto sciopero nella ex Usl 9, 16 nella ex Usl 7 e 26 nella ex Usl 8. Quindi l'adesione alla mobilitazione è stata dell'87%» sottolinea Bruno Di Daniel (Snami), «quel 52% è una presa per i fondelli, perché non tiene conto di chi ha fatto lo sciopero, lavorando senza prendere soldi, ma garantendo l'erogazione di visite e ricette per i soli pazienti urgenti».

Una lettura condivisa anche da Brunello Gorini (Fimmg): «Fasullo dire che il banco della medicina di famiglia era chiuso, ci eravamo per le urgenze. Nonostante lo sciopero tanti medici sono stati in studio. Non ci sono state emergenze abbandonate al pronto soccorso perché ce ne siamo fatti carico».

Valentina Calzavara

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