Il cantiere della Pedemontana: la superstrada finisce sulla casa

Italia Nostra denuncia: per la Pedemontana violati i termini di legge Intanto le ruspe “fanno la posta” all’antico edificio vincolato dal Prg di Riese

RIESE. Una casa storica, tutelata dal Prg, si ritrova all'improvviso nel bel mezzo della versione riveduta e accomodata - al volo - della Superstrada Pedemontana, una ruspa di qua e una di là pronte a entrare in azione. Per fortuna qualcuno se ne accorge e chiede notizie in Comune. Che risponde: il vincolo esiste, ma come, è sul tracciato della Pedemontana? la superstrada doveva transitare a lato della casa. A Roma direbbero: e mò che famo? Ma qui - anche se sembra - non siamo a Roma. «La Pedemontana è una creatura regionale e a questo punto è troppo facile dire che a fare i pasticci non è solo Roma», afferma il presidente della sezione trevigiana di Italia Nostra, Romeo Scarpa, che ha segnalato il fattaccio al sindaco "massador" di Riese, Matteo Guidolin. La storia non è di poco conto, spiega Scarpa, perchè il tratto interessato è frutto di una variante (la 10 A) che va dal km 51,500 al km 60.900.

Niente di strano, quindi, che spunti una correzione del percorso - dovuta chissà a cosa - che interessa il fabbricato di pregio riconosciuto per il suo valore storico e culturale, classificato come "edificio di valore documentario". Italia nostra chiede al Comune di Riese che l'edificio, che sorge in via Palazzon, al confine con la frazione di San Vito di Altivole, venga tutelato, mentre «da fonti attendibili contenute nell'accordo privato tra il proprietario del fabbricato e da Sis Spv lo stesso edificio sembra destinato entro breve all'abbattimento in barba alle prescrizioni».

«E' emerso che la Sis Spv non ha la copertura finanziaria per eseguire l'opera ed è in evidente crisi economica» e, aggiunge Italia Nostra, «si chiede se prima dell'emissione dell'ordinanza per la deviazione di via Rosina sia stata verificata la copertura con adeguata polizza fideiussoria come previsto per legge, dei rischi derivanti da incompleta esecuzione dell'opera e/o dai danni che potrebbero derivare alla viabilità pubblica in caso di mancato completamento delle opere». «Se tutti i sindaci, in base a questa mancata copertura fideiussoria, negassero il permesso di sbocconcellare il territorio della Marca, a quest’ora la Sis sarebbe meno spadroneggiante e un po’ più boccheggiante», dice Scarpa. Nel frattempo un’altra tegola piove - rivela Osvaldo Piccolotto, relatore tecnico di Italia Nostra presso la Corte dei Conti - sul commissario alla Spv (all’epoca Vernizzi). Il 29 settembre è stato depositato un ricorso al Tar Veneto per «decreti illegittimi emessi dopo la terminata pubblica utilità (per chi vuol sorridere motivata dal “pericolo per la salute fisica e psichica dei cittadini”) che dava benedizione agli espropri di sei lotti in territorio trevigiano e altri 4 in territorio vicentino. La pubblica utilità dimezzava i tempi (da 5 a 2,5 anni) concessi al commissario per emettere i decreti di esproprio.

Assistiti dagli avvocati Janna e Donà, i ricorrenti, considerato che i decreti sono stati emessi oltre i tempi concessi dalla legge, hanno denunciato il presidente della Regione, Zaia, il commissario vigilante sulla superstrada Pedemontana Veneta, il consorzio Sis e la Pedemontana stessa chiedendo che venga verificata la liceità o illegittimità dell’occupazione dei terreni, nonchè la condanna a restituire i medesimi terreni ai ricorrenti, con in più i costi del ripristino e il risarcimento di tutti i danni subiti, ivi compresa l’alienazione di inerti (ghiaia) ai fornitori Sis. Se questa operazione, insieme ad altre, dovesse andare a segno, le difficoltà della Spv potrebbero arrivare ad assumere l’aspetto lugubre di alcuni mozziconi di autostrada abbandonati al Sud dell’Italia.




 

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