Abusi edilizi nei ristoranti guerre legali per due locali

A Mogliano il Barbanera sotto accusa per l’utilizzo di un portico esterno  Tra il Vecio Muin e il Comune deve intervenire il Consiglio di Stato 

MOGLIANO. Tra una margherita e un arrosto, una capricciosa e un primo di tagliatelle al ragù d’anatra, sul piatto ci finisce anche l’abuso edilizio. Vessati da una valanga di carte bollate e da un infinito stuolo di adempimenti burocratici, per chi di mestiere fa il ristoratore quella di alternarsi tra cucine, tavoli, banconi e uffici non è certo una sfida facile. Le beghe legali sono dietro l’angolo e lo sanno bene i gestori di molte note attività moglianesi. Allo storico contenzioso con il Comune dell’osteria “Rosa e Baffo” di Bonisiolo per l’uso pubblico dell’antistante piazzetta, che danza negli anni tra i vari gradi di giudizio, negli ultimi mesi si sono aggiunti i casi della pizzeria “Barbanera”, in via Abba, nel quartiere centro nord, e del ristorante “Al Vecio Muin” di Campocroce.

Le loro storie raccontano di come sia complesso gestire questo genere di attività: è più facile incappare nelle ordinanze comunali e finire nelle cronache di natura giudiziaria che non far parlare di se per meriti professionali in qualche prestigiosa guida enogastronomica. Nel settore della ristorazione moglianese i conflitti sono all’ordine del giorno. Risale a qualche anno fa la stangata del comune contro la centralissima pizzeria ai Portici: la veranda esterna sul lato nord era abusiva e, su ordinanza del dirigente, fu rimossa. Pur di aumentare i coperti, in molti, sono disposti a correre qualche rischio. Talvolta però anche risultare apparentemente in regola con gli obblighi amministrativi non basta.

Il caso della pizzeria Barbanera è emblematico: un recente ampliamento con il posizionamento di tavoli nel portico esterno è andato di traverso alla vicina di casa, che puntuale ha presentato un ricorso al presidente della Repubblica. Come è andata a finire? Malgrado il comune di Mogliano avesse avallato la procedura di condono e il rilasciato i permessi a costruire per l’ampliamento della pizzeria, alla fine, nell’aprile scorso, i giudici supremi del consiglio di stato hanno accolto i rilievi segnalati con grande perizia dagli avvocati dello studio Primo e Andrea Michielan. La domanda di ampliamento risale al 2007, dopo 10 anni, con decreto siglato a luglio dal presidente Mattarella, sono stati annullati tutti i provvedimenti con i quali il comune di Mogliano autorizzava la creazione prima della tettoia e successivamente la chiusura con finestre.

Il vizio di fondo? Il portico è troppo vicino alla strada: «Il principio stabilito dal Consiglio di Stato» spiega l’avvocato Andrea Michielan «riguarda il vincolo di inedificabilità assoluta nei confronti del rispetto stradale, per sua natura incompatibile con ogni manufatto al punto da impedire il rilascio di alcuna sanatoria». Tempi tecnici e il comune dovrà emettere un’ordinanza di demolizione. Anche per il Vecio Muin di Campocroce i lavori di tamponatura con finestre di un antico portico (l’attuale area mescita) sono oggetto di contenzioso. E anche qui i risultati sono paradossali: il pronunciamento del Consiglio di Stato, su opposizione urgente ad un’ordinanza di demolizione del 2006 (da eseguire entro 90 giorni), arriva nel 2017 e continua a prendere tempo. D’altronde il mulino è lì, di fianco al fiume Zero, fin dal ‘500.

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