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La malattia e la spinta a vivere

«Ascoltare la voce dell’anima, una strada per uscire dal tunnel»

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«Non è una bronchite, sotto c'è una macchia scura». Pochi centimetri di colore nero in cui era scritta l'entrata nel tunnel della malattia. Il cancro rimettere tutto in discussione. Di fronte alla certezza di una diagnosi si intraprende un cammino verso l'ignoto. Elementi che sono divenuti il punto di partenza per scrivere il libro “La voce dell'anima” (Piazza Editore). Non un libro sulla malattia, ma sul percorso che porta a guardarsi dentro quando la vita viene scossa da un evento improvviso, indesiderato, temuto. Quarantasei capitoli che si traducono in altrettante storie di crisi, un diario di viaggio «che scende negli inferi per trovare nuove altezze». Lo definisce così l'autore Luca Pinzi, trevigiano, 47 anni, giornalista, che ha vissuto l'esperienza della patologia riuscendo a raccontarla a se stesso, prima che agli altri. Ha scomposto gli strati del suo dolore e lo ha fronteggiato.

«Incontrando la paura di morire ho risolto la paura di vivere» dice. «Questo libro va al di là dell'autobiografia, contiene considerazioni molto personali su come si possa accogliere la malattia e ricavarne una faticosa spinta in avanti. Ma non c'è giudizio sulle persone che scelgono di lasciarsi andare». Il testo, scritto sul letto d'ospedale, è oggi un discreto compagno di corsia per molti pazienti. Lo si trova sui comodini dell'oncologia, in mano a chi sta facendo le iniezioni di chemio, oppure sfogliato nei laboratori di scrittura creativa. Progetto quest'ultimo che vede Pinzi impegnato nella veste di volontario della onlus Altre Parole, per la quale segue l'Officina Letteraria ed è membro del comitato scientifico. Riuscire a trasformare la sofferenza in parole, frasi, pensieri, aiuta a essere più forti. Non una mera impressione. Senza rendersene conto si finisce per ascoltare la voce dell'anima. Pinzi l'ha sentita e la può descrivere. «Ha un suono puro, cristallino, sincero. Vuole solo il tuo bene e la sua lunghezza d'onda ti spinge verso una soluzione positiva. Ascoltarla mi ha permesso di accettare quello che mi è accaduto, altrimenti avrei finito solo per chiedermi: “Perché proprio a me?”». La scrittura come salvagente nel mare delle paure, aiuta ad aiutarsi, a leggersi dentro e, magari, a scoprire cose che non avevamo il coraggio di dirci. Non serve essere poeti, basta lasciar scorrere la penna su un foglio di carta bianca. «Dottore, non so scrivere. Non è vero, escono emozioni straordinarie». Tra le righe, si scorge il futuro. (v.c.)



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