Epigrafi per terrorizzare i parenti, a giudizio manager delle bollicine

Sono arrivati davanti al giudice i gravi dissidi di famiglia all’interno di una nota azienda vitivinicola di Conegliano

CONEGLIANO. Una storica azienda vitivinicola. Un marchio conosciuto. Un’impresa familiare redditizia capace di fatturare milioni sia nel mercato italiano che estero. Un sogno incrinato però dal più classico dei mali che attanaglia questi contesti imprenditoriali: i dissapori “di casa”, trasformatisi in una situazione surreale fatta di necrologie, ceri da funerale, manifesti provocatori.

È una storia particolarissima quella che vede protagonisti i membri di una ben nota famiglia di imprenditori del vino di Conegliano. Iniziata quando uno dei fratelli ha maturato e palesato alla famiglia l’intenzione di uscire dal giro, separarsi, prendere forse anche la sua parte di impresa e imboccare un’altra strada. Una richiesta accolta non certo con il sorriso sulle labbra e capace di creare un clima di tensione che alla fine è stato causa di una denuncia per stalking... uno stalking però davvero molto particolare.

È successo infatti che una mattina, tra botti e bottiglie, sui muri dell’azienda siano apparse alcune necrologie, copiate da quelle reali, pare, e appese dal fratello che intendeva lasciare l’impresa quasi a denunciare che l’azienda di famiglia fosse un cimitero. Un fatto che ha generato discussioni... e non poteva essere altrimenti. Ma che ha avuto anche un seguito quando sulle stesse pareti sono stati appesi un altro giorno dei manifesti che pubblicizzavano un circo... altro riferimento critico alla gestione dell’impresa familiare ormai vissuta come una prigione. Potete immaginare che dopo questa seconda provocazione il clima di famiglia sia diventato elettrico, così come l’aria che si registrava negli uffici dell’azienda vitivinicola di Conegliano, effervescente più per i nervi dei titolari che per le bollicine dei loro spumanti.La goccia che ha fatto trabocare il vaso è caduta una mattina quando uno dei fratelli, quello che intendeva uscire dalla società, ha posato sulla scrivania della moglie del fratello (dipendente della società) un cero mortuario con una scritta del tipo “prima di entrare in azienda farsi il segno di croce e pregare”. La donna, davanti a quel gesto e a quel messaggio si è infuriata e in accordo con la sua famiglia ha deciso di denunciare il cognato per stalking.

La vicenda è finita ieri davanti al giudice del tribunale di Treviso che pare abbia fatto il possibile invitando le parti a raggiungere un compromesso e un punto di accordo per evitare di proseguire nel contenzioso, visto che maturava in ambito familiare. Ma non c’è stato nulla da fare. Parlare di “ferri corti” pare sia poco. C’è da sperare che di tutto questo tumulto non abbia la peggio il vino, prosecco e prosecco spumante di pregio.

(f.d.w.)

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