Il nuovo ospedale di Treviso: la cittadella lievita di 35 milioni

Nuovo ospedale di Treviso: la commissione Via, l’organismo supremo terzo di valutazione del nuovo progetto, ha deciso di rinviare il suo pronunciamento alla prossima seduta del 12 giugno, e questo nonostante le pressioni che son giunte sia dai vertici dell’Usl 2

TREVISO. Per adesso niente via libera al nuovo ospedale di Ca’ Foncello. Ieri la commissione Via, l’organismo supremo terzo di valutazione del nuovo progetto, ha deciso di rinviare il suo pronunciamento alla prossima seduta del 12 giugno, e questo nonostante le pressioni che son giunte sia dai vertici dell’Usl 2 - era presente a Venezia il direttore generale Francesco Benazzi, ma anche i massimi esponenti e lo staff project di Ospedal Grando sia dalla parte politica, essendo in aula gran parte della commissione regionale sanità e di quella che segue i project financing, per non parlare di Arpav ed enti territoriali.
Cos’è accaduto? Pare che molta documentazione sia arrivata alla Via solo negli ultimi giorni. C’è chi sussurra che una serie di atti sia pervenuta addirittura ieri mattina, all’immediata viglia della seduta, e che questo abbia creato non poco imbarazzo e sconcerto in una commissione già sotto pressione da parte del governratore Zaia («cantiere a giugno» ha già proclamato) sia di Usl ed enti.

Alla fine, la commissione Via a si è presa il tempo di valutare gli ultimi documenti. Ma la seduta è servita anche a far emergere nuovi costi dell’opera, per una cifra che sfiora i 35 milioni più del pattuito. Sorpresa assoluta, o quasi, per i non addetti ai lavori. Circa 4 sarebbero da addebitare a migliorie dell’apparato elettrico del nuovo ospedale, altri 29-30 ad adeguamenti normativi della cittadella.

Ma per chiarire subito come il supplemento finanziario non debba causare altre discussioni, Ospedal Grando, la società che realizza l’opera in project financing, si è detta disponibile ad accollarsi gli ulteriori costi. L’importo dell’opera, dunque, lievita a quasi 290 milioni, dai 236 iniziali (all’inizio di questo decennio, quando si sono gettate le basi progettali dell’opera). Un aumento del 13%, che va ad aggiornare il quadro dei costi del maxicantiere, il più grande in città dal dopoguerra. Il bello è che solo poche settimane fa l’Usl 2 aveva aggiornato il quadro, inserendo 5 milioni circa di costi aggiuntivi, da norme e burocrazia relativa, portando il costo del l’opera a 255 milioni.

L’aumento dei costi è dovuto anche al ritardo dell’opera, che rispetto al cronoprogramma varato dall’allora direttore generale Claudio Dario ha accumulato un ritardo secco di 4 anni e mezzo (e senza che si ci siano stati strascichi di rilievo davanti ai tribunali amministrativi). Un pedaggio da pagare al fatto che si debba ancora a vere il disco verde, unito al fatto che Ospedal Grando ha dovuto adeguarsi alle norme nel frattempo uscite
Certo una revisione dinamica degli importi di spesa, e un conto extra di 35 milioni diviso a metà fra pubblico e privato, come è stato fatto sino a oggi per il resto dell’opera, avrebbe comportato che la parte pubblica avrebbe dovuto trovare quasi 20 milioni in più. Con fatali ulteriori passaggi di tipo finanziario e burocratico. Chiaro l’intento di Ospedal Grando: il sacrificio per il supplemento evita ogni ulteriore lungaggine all’iter burocratici già complesso, e non senza punti di frizione.

E proprio sugli aggiornamenti tecnici e su tutti gli adeguamenti – di tipo strutturale, antisismici e legati alle norme di sicurezza – i commissari esterni della Via hanno chiesto di formalizzare un principio del «nessun onere aggiuntivo per la parte pubblica, da qui a fine cantiere», che potrebbe diventare una della prescrizioni con cui potrebbe venir dato il disco verde al progetto. Tutto comunque è rinviato giugno, dunque, dove si annuncia un sì vincolato da precise prescrizioni Ufficializzato ieri lo stralcio dell’area ex Vetrelco, e, tanto per restare sulla parte tecnico-progettuale, netta presa di distanza delle Via sulla parte che riguarda tre bacini di compensazione nell’area park a Sud, voluti dal Genio Civile. I tecnici regionali non hanno ritenuto necessari, al punto da chiederne invece la sostituzione con altre opere di attenuazione dell’impatto anbientale (stiamo parlando dell’area che guarda verso la tangenziale).

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