Le baby mamme di Treviso, l’accusa di Crepet «Tutti irresponsabili non sanno educare»

 Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo, dipinge a rapidi tratti la cronaca di «un disastro familiare». «Queste cose avvenivano anche due secoli fa. Ma le gravidanze a quell’età, a quei tempi, erano frutto della repressione sociale e dell’insipienza culturale. Oggi libertà e conoscenze abbondano»

TREVISO. «Irresponsabili, sono tutti degli irresponsabili». «Questa vicenda è la dimostrazione che non si sa più educare. Anzi, che non si vuole più educare. Perché oggi solo ciò che è comodo è prediletto. Ed educare, si sa, non è per nulla comodo: è faticoso». Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo, dipinge a rapidi tratti la cronaca di «un disastro familiare». «Queste cose avvenivano anche due secoli fa. Ma le gravidanze a quell’età, a quei tempi, erano frutto della repressione sociale e dell’insipienza culturale. Oggi libertà e conoscenze abbondano».

Lo psichiatra non vuole gettare croci addosso. Sarebbe fin troppo facile di fronte alle gravidanze di due ragazzine che hanno appena chiuso le bambole in un cassetto. Crepet riflette sul ruolo della famiglia oggi, che ha sciaguratamente allentato le redini educative, così come la scuola: «Anche sui banchi ormai si condona tutto. I bambini crescono nella convinzione che tutto si deve pretendere e nulla si deve dare».

«Quelle ragazzine vivranno le gravidanze come incidenti di percorso, tanto saranno altri a tirar su le creature che metteranno al mondo». Torneranno alle loro vite: «Ma non saranno più le stesse: sono entrambe condannate all’ergastolo. Potranno fare l’Università in una città lontana? Scegliere l’Erasmus? Non credo proprio. Di chi è colpa? Non certo di internet, sarebbe troppo facile chiuderla così».

Paolo Crepet invita a riflettere sul ruolo genitoriale: «La responsabilità di un genitore nei confronti di un figlio è prima di tutto etica. Io mi chiedo dove siano i genitori di queste due ragazzine, che non potranno che uscire devastate dalla vicenda che le vede protagoniste. Siamo di fronte alla riprova della deresponsabilizzazione del ruolo di genitore. È una continua fuga dalle responsabilità, in una specie di nefasta catena di Sant’Antonio che parte dai genitori, passando per le istituzioni scolastiche e arriva fino ai figli».

«Ma è noto», sottolinea Crepet, «che l’iniziazione sessuale ora avviene alle scuole medie? I genitori lo sanno? Sono in grado di vedere che la loro bimba all’improvviso inizia a truccarsi e a desiderare le scarpe con i tacchi? Ebbene, il genitore deve imporsi, dare regole che passano anche per rispedire la propria figlia in bagno a lavarsi il viso». Crepet punta l’obiettivo sulle regole: «Devono affondare le radici nella dignità. I genitori devono conoscere il significato profondo del termine dignità, dare prima l’esempio e poi le regole di condotta. Ora moltissimi ragazzini vengono educati all’indifferenza. E il problema non sono di certo i genitori che lavorano. Dei nostri figli noi ci dobbiamo poter fidare, ma se non siamo noi i primi a dare l’esempio, cosa possiamo pretendere?».

Nella sua lunga esperienza di terapeuta Crepet ha incontrato altre storie simili: «Quando ho chiesto a una ragazzina che cosa fosse per lei il sesso mi ha risposto che equivaleva a prendere una coca cola dal frigorifero». Non vengono risparmiati nemmeno i maschi: «I genitori non possono non aver ben chiaro in testa che l’80 per cento dei videogiochi ha uno sfondo sessuale. Alla luce di questo lo sforzo educativo deve essere ancora maggiore». Poi Crepet spende una parola anche per i bimbi che nasceranno: «Saranno degli pseudo-orfani, perché quelle due ragazzine non potranno essere madri, per non parlare dei padri. Non ci sono scuse, né attenuanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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