Pesticidi nel Prosecco, passa il divieto

Riunione dei viticoltori del Prosecco Doc, non tutti approvano la svolta ecologica. Il presidente Zanette: «Una decisione di responsabilità sociale da parte nostra»

TREVISO. Non era un passaggio scontato, e si è visto. Il Consorzio di Tutela del Prosecco Doc lo aveva annunciato a fine febbraio: «Aboliremo il Mancozeb, il Folpet e il Glifosate», e chiunque si prenda cura di un vigneto sa quanto siano prodotti utilizzati, per l’efficacia e il basso costo. Il divieto, però, doveva passare per l’approvazione dell’assemblea dei soci, e non era uno step scontato: una larga fetta del mondo produttivo era contraria. Si è visto, appunto, mercoledì sera, quando la proposta del presidente Stefano Zanette è stata osteggiata da diversi produttori, spaventati dalla svolta “green” che attende il loro lavoro di tutti i giorni. Alla fine la delibera è stata approvata, ora però la palla passa al Ministero per le Politiche Agricole, che ratificherà la modifica al disciplinare entro la stagione 2018.

La tesi degli scettici, mercoledì, è stata espressa (fra gli altri) da un noto produttore: «Io non ho mai utilizzato quei prodotti, ma ai piccoli e medi viticoltori viene richiesto uno sforzo troppo grande. Per loro sono soluzioni efficaci e a costi vantaggiosi, non sarà facile trovare un’alternativa». Più semplice per il Glifosate, un diserbante, le maggiori proteste si sono infatti registrate per Mancozeb e Folpet, micidiali contro gli attacchi parassitari sulla vite. Saranno rimpiazzati da rame, zolfo, e prodotti a minore impatto ambientale. Alla fine anche Zanette, inizialmente preoccupato per il possibile esito dell’assemblea, ha tirato un sospiro di sollievo: «Abbiamo piantato il primo chiodo e da qui non si torna indietro, ma la vetta è ambiziosa, il percorso verso la sostenibilità totale è lungo, dobbiamo pianificare bene le mosse successive».

Il Consorzio, nel suo Vademecum per i viticoltori, aveva già consigliato delle alternative ai tre prodotti contestati, ma l’adesione era sempre su base volontaria. Dal 2018 le cose cambieranno radicalmente: «L’anno che abbiamo davanti è il tempo necessario a consentirci di adottare, con ampio coinvolgimento della filiera, le soluzioni più idonee al raggiungimento di un obiettivo ancor più ambizioso: una certificazione di sostenibilità per l’intera denominazione», continua Zanette. «Come ho avuto modo di spiegare ai nostri soci, questa è una scelta che potremmo definire di “responsabilità sociale”, che non ha nulla a che vedere con le valutazioni scientifiche, di competenza d’altri enti. La scienza c’è invece stata di conforto nell’assicurare che anche senza queste sostanze è possibile fare una viticoltura di qualità».

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