Profughi in corteo con Ztl “Django” sotto accusa

Alla marcia di Venezia del 19 marzo anche richiedenti asilo della caserma Serena Nervosismo in Comune per l’uso politico dei rifugiati da parte del centro sociale

“Uso politico” dei profughi della Serena da parte del collettivo Ztl, il Comune di Treviso alza la guardia. Tante persone hanno partecipato domenica 19 marzo a Venezia alla manifestazione “Side by side”, marcia contro il razzismo. Tra i presenti, gli autonomi del collettivo Ztl che ha aperto il centro sociale Django, aperto in via Monterumici dopo l’occupazione abusiva dell’ex caserma Piave. Ma con loro c’era anche un gruppo di senegalesi richiedenti asilo che vivono al centro di prima accoglienza della ex caserma Serena.

Profughi che sono saliti sul palco per partecipare al comizio, per denunciare lo stato in cui sarebbero costretti a vivere alla Serena. «Lì dentro non ci fanno imparare l’italiano, hanno paura», ha detto uno di loro, salvo poi ammettere che sta studiando al Palladio e proprio per questo sogna un futuro migliore. Ma i richiedenti asilo della ex caserma Serena, al Palladio, vengono iscritti dalla Nova Facility, società che gestisce il centro di prima accoglienza, e quindi la contraddizione appare evidente. Ma a risaltare è comunque un altro aspetto, appunto quello politico, dalla marcia di Venezia. E conferma che, da molti mesi ormai, i centri sociali hanno trovato una sponda nei richiedenti asilo, li hanno fatti diventare soggetti politici antagonisti. E a Ca’ Sugana - ma non solo - non l’hanno presa affatto bene: la giunta Manildo da tre anni tollera l’occupazione abusiva della caserma Piave, ha frenato le sue componenti che avrebbero voluto ordinarne lo sgombero. Eppure, come risposta, non ha trovato collaborazione dagli autonomi. Anzi. E ora, per giunta, Ca’ Sugana deve fare i conti con l’asse autonomi-profughi, che rischia di diventare un patata bollente per il Comune. Richiedenti asilo della Serena che, subito dopo la marcia di Venezia, per protestare contro i tempi d’attesa della commissione territoriale per il rilascio dell’attestato di profughi ma anche contro le condizioni dell’accoglienza alla stessa Serena, hanno recapitato al direttore del centro, Gian Lorenzo Marinese, una lettera in inglese con la quale hanno annunciato l’avvio di una «protesta pacifica» e di «uno sciopero del lavoro volontario». Indice puntato contro «le condizioni di vita, da quelle igieniche a quelle legate all’alimentazione e al diritto alla salute». I richiedenti asilo, in merito alla commissione, ricordano che era stato promesso loro «che quotidianamente 20 persone sarebbero state ricevute dalla commissione, e che la commissione non avrebbero impiegato più di sei, otto mesi», per i rilascio dei documenti. E invece i tempi sarebbero molto più lunghi. «Noi siamo discriminati e trattati come animali e prigionieri, quali sono i nostri diritti all’interno della caserma, non dovrebbero esserci i diritti umani?», hanno scritto ancora i richiedenti asilo. E ancora: «È possibile per un essere umano mangiare per un anno e mezzo solo pasta e riso in bianco senza avere delle conseguenze sulla salute?». Una protesta che però i gestori del centro smentiscono.

Alessandro Zago

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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