Pederobba, la Cementi Rossi brucerà anche la plastica

Nei forni non più solo pneumatici, richiesta dell’azienda Giovedì prossimo (alle 18,30) un’assemblea con i cittadini

PEDEROBBA. La Cementi Rossi vuole bruciare la plastica nei propri forni di produzione. L’azienda di Pederobba ha presentato la richiesta «di ampliamento della specificazione merceologica», mettendo così in moto la procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via) che coinvolge Provincia e Regione. La presentazione pubblica del progetto avverrà giovedì prossimo, 23 febbraio, alle ore 18.30 nella sala riunioni del Comune di Pederobba, in piazza Case rosse.

I motivi. Per produrre il cemento è necessaria una fase di cottura: nei propri forni lo stabilimento di Pederobba utilizza già sia combustibili «convenzionali», sia alternativi, come per esempio pneumatici fuori uso, triturati allo scopo. «Il mercato dei combustibili alternativi», spiega l’azienda nella sua richiesta, «sta subendo una rapida evoluzione con una progressiva riduzione sul mercato proprio della disponibilità di pneumatici fuori uso da destinare al recupero energetico. Al fine di continuare a mantenere inalterata la quota di combustibili alternativi, la società ne ha individuati ulteriori, sempre ricompresi nella casistica contemplata dal codice Cer 191204 (plastica e gomma, ndr) già autorizzato, da immettere nel processo produttivo. A tal fine nel dicembre 2015 ha presentato istanza di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale».

I combustibili. Attualmente lo stabilimento di via San Giacomo utilizza due classi di combustibili: quelli convenzionali - costituiti da bitume di petrolio, coke, olio combustibile e gas naturale - e combustibili alternativi rappresentati da rifiuti non pericolosi: pneumatici fuori uso triturati, come detto, oltre a farine proteiche e grassi animali.

Le plastiche. Se recuperare pneumatici usati è sempre più difficile, ecco che la Cementi Rossi chiede di poter ampliare la tipologia delle plastiche combustibili che, «grazie all’elevato potere calorifico, si prestano bene all’impiego negli impianti di cottura del clinker - elmento fondamentale nella produzione del cemento, ndr - e sono largamente utilizzati in molti paesi europei. Inoltre l’impiego di combustibili non convenzionali», si legge ancora nella richiesta, «offre un’alternativa ottimale nella gestione integrata dei rifiuti, in una logica di risparmio di risorse non rinnovabili e recupero di rifiuti in condizioni controllate come alternativa allo smaltimento in discarica».

Provenienza. Le plastiche proverranno dal recupero di rifiuti non più utilizzabili come materia prima, in particolare si prevede l’utilizzo di materiale proveniente in prevalenza dal circuito Corepla (raccolta differenziata), plastiche e gomme di scarto non recuperabili provenienti da attività industriali di vario genere (film per etichette, imballaggi, ritagli di guarnizioni).

L’impianto. La modifica in progetto non comporterà variazioni impiantistiche rispetto a quanto «oggi autorizzato dagli enti competenti». In particolare, per le plastiche si utilizzerebbero il serbatoio di stoccaggio e gli annessi sistemi di trasporto, in estrazione e carico, già previsti per gli pneumatici.

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