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Concerto ai Trecento ma non per disabili, pasticcio del Comune di Treviso

Sabato sera ascensore chiuso. La paralimpica Moro resta fuori: «È questa la Treviso smart?»

Federico de Wolanski
2 minuti di lettura

TREVISO. Un errore spiacevole. Una leggerezza evitabile. Chiamatelo come volete, ma quanto accaduto sabato sera a Palazzo dei Trecento ha lasciato interdetti molti e rappresentato un brutto auto-sgambetto del Comune la cui mano destra è parsa non sapere cosa facesse la sinistra.

Siamo nel salotto buono della città, sono le 20.30. Nella grande sala consiliare è organizzato il concerto “Tra rose sonore” per piano e voce. L’evento è in cartellone da tempo con il patrocinio dell’assessorato alla cultura di “Treviso smart city”. Il pubblico è numeroso, ma purtroppo selezionato all’ingresso. Da cosa? Dalla scalinata.

Per accedere allo storico salone ci sono 47 ripidi gradini da scalare. Non certo una passeggiata, soprattutto per molti anziani, ma un’impresa impossibile per chi è in sedia a rotelle o non può camminare come tutti. È il caso di Agnese Moro, atleta paralimpica del canottaggio che sabato sera aveva deciso di partecipare all’evento come gli altri. Lei sa che esiste un altro modo per entrare ai Trecento, sa che c’è l’ascensore della prefettura. Lo sa perchè – ironia della sorte – ai Trecento c’è già entrata per ricevere un premio. Fa il giro ma arrivata davanti ai cancelli della prefettura viene respinta con imbarazzato: «scusi ma non ci sono disposizioni in merito». Torna ai piedi della scalinata. Il marito che è con lei sale e parla con gli organizzatori. I toni si scaldano anche, ma è inutile: il Comune, per la serata, ha dato il patrocinio ma non ha fatto accordi con la prefettura per permettere l’accessibilità della sala. L’apertura del portone in piazza dei Signori e l’uso dell’ascensore infatti vanno accordati. A Ca’Sugana nessuno se ne è preoccupato eppure tutti, in giunta e nel settore cultura, sapevano che l’inaccessibilità della sala era uno dei suoi talloni d’Achille, non foss’altro perchè da gennaio il presidente del consiglio Franco Rosi ha deciso di aprirla al pubblico il sabato e la domenica pomeriggio, e che per farlo – incalzato da chi obiettava proprio il fatto che non ci fosse un percorso per disabili – ha stretto accordi con la prefettura per usare l’ascensore. Era accessibile sabato, ma solo fino alle 18.30, ora in cui terminava l’apertura al pubblico dei Trecento (di Rosi). Del concerto (di Franchin?) nessuno sapeva nulla. Richieste da parte dell’assessorato? Pare nessuna.

Risultato? Agnese Moro e suo marito sono rimasti fuori, a guardare il palazzo dalla strada. Lei non è certo una che si perde d’animo, ma la fa passare liscia: «Sarebbe questa la città smart?» commentava ieri, «mi pare che non ci siamo proprio. Accessibilità e cultura dovrebbero essere cose che vanno a braccetto... invece». In sala, sabato, durante i concerto non si parlava d’altro. E qualcuno ha anche alzato il telefono. «Una leggerezza imperdonabile» commenta l’ex assessore Bepi Basso, «braccia mani e gambe non sono collegati ad un cervello. Agiscono in maniera autonoma. La regia? Non esistente. Non è la prima volta che accade. Ed è gravissima una dimenticanza simile. Verso i disabili dovrebbero avere più sensibilità».

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