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Fondazione, i compensi d’oro di De Poli: 10 milioni in 25 anni

Dal ’92 a oggi una decina di milioni lordi per il presidente. Benefit e gettoni forse giustificabili quando l’ente incassava

Andrea Passerini
2 minuti di lettura

A un certo punto, due lustri fa, era arrivato a percepire 650 mila euro l’anno, ora soltanto 250 mila. E in questi ultimi sei anni è passato per i 500 mila euro storici di base, introdotti all’avvento dell’euro, scendendo poi a 420 mila e a 350 mila euro, a cavallo del 2010. Un tempo era leggendario il suo gettone di presenza da 500 euro per i giorni di presenza a Ca’ Spineda, poi ridotti a 400 euro, come a segretari e consiglieri, e infine aboliti 4 anni fa, con la scure sui compensi.

Chi ha fatto i conti, in Fondazione, ha calcolato che da quando è in sella (da sempre, cioè dal 1992, anno in cui la legge Amato ha istituito le Fondazioni), Dino De Poli abbia superato la quota dei 10 milioni di euro di stipendi. Quand’era in lire, erano 500 milioni l’anno.

Ca spineda, sede di Fondazione Cassamarca 

Cifra lorda, sia chiaro. Cui va aggiunto l’ampio plafond di benefit cui ha goduto il presidentissimo. Viaggi e missioni, ma anche trasferte con il fedelissimo autista Flavio Cecchin, che il presidente vuole ancora con sè nonostante da quasi 3 anni abbia i requisiti per la pensione. Sono rimasti in organico anche i filippini (un tempo 10, oggi sono 7) riconvertiti a custodia, guardiania servizi e pulizie degli stabili non venduti; e fino all’altro giorno la fedelissima segretaria, pensionata.

I duri conti di Fondazione Cassamarca, al bivio per salvare il preventivo 2017 (mancano 1,5 milioni), riportano alla ribalta le spese sostenute in tutti questi anni.

Emolumenti del presidente in primis. Il Paperone di Treviso, nato – come vuole ogni storia che si rispetti – nel quartiere più povero della città, San Nicolò, ha percepito emolumenti alti, anche rispetto ai colleghi, in tempi di vacche grasse. Ma adesso, che Fondazione si è ristretta, ha dovuto sforbiciare. Da 1,5 milioni la spesa per i vertici di Fondazione è scesa a 1,1 milioni, e sta ancora scendendo. Ma a fronte degli utili di una volta, da anni si va avanti con le vendite degli immobili e con le magie finanziarie. Non esattamente le mission statutarie di Fondazione.

Giusto 30 anni fa De Poli saliva alla presidenza della Cassa di Risparmio della Marca Trivigana. Nel 1992 avrebbe gestito la nascita di Fondazione, con il colpo grosso di ottenere 2.000 miliardi da Profumo, cifra enorme considerate le quotazioni della banca, sopravvaluatata, si dice, di ben 25 volte il valore. Diventerà il tesoro con cui Fondazione ha debuttato nel 1992, scorporata dalla banca conferitaria.

E scendendo, nella scala gerarchica, ecco la posizione di segretario generale. Quando Unicredit staccava dividendi, lo storico segretario Renato Sartor ha oscillato fra i 250 e i 280mila euro (lordi). Oggi il suo successore Carlo Capraro non supera i 120 mila, quando al suo insediamento ne percepiva 170 mila (sempre lordi).

Cifre ben più ridotte per i nove consiglieri di indirizzo e i tre di attuazione e amministrazione: 12mila euro l’anno, per loro, qualcosa in più per il vicepresidente vicario (un tempo ne prendeva il doppio).

Fra chi prende altri emolumenti, i due consiglieri Piero Semenzato e Gianfranco Gagliardi. Percepiscono 120 mila euro lordi l’anno (inizialmente 150 mila) in qualità di amministratori unici delle strumentali chiave di Fondazione, Appiani 1 e Teatri e Umanesimo Latino che si occupano rispettivamente dell’ Appiani e del patrimonio immobiliare di Fondazione, e dell’attività territoriale per gli atenei di Venezia e Padova e la gestione dei teatri.

Oggi Fondazione ha 60 dipendenti, di cui 33 fra Teatri e università, gli altri a Ca’ Spineda. Erano 100 nel 2009: i tagli sono stati robusti, da quanto mamma Unicredit non ha più erogato munifici milioni. E Fondazione scenderà presto allo 0,15% del capitale azionario, meno di un quarto della storica quota 0,71%. Il patrimonio? Fra i 350 e i 400 milioni, ma il debito storico con Unicredit ammonta a 190 milioni. In 25 anni, Fondazione ha investito a tutto campo: cultura, mostre, immobili. Si parla di 150 milioni per l’università, e in altri 35 milioni per i teatri.

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