Vittorio Veneto: invalido dopo il vaccino, sarà risarcito

La Corte di Cassazione, 35 anni dopo, dà ragione alla famiglia di un ragazzo di Vittorio Veneto gravemente disabile per il siero anti-polio

VITTORIO VENETO. Disabile per tutta la vita per colpa di una vaccinazione. Una storia che viene da lontano e che ha trovato ora la sua parola "fine" con una sentenza della Cassazione, pubblicata martedì, che ha respinto il ricorso del Ministero della Salute. Il Ministero aveva impugnato la sentenza della Corte d’Appello favorevole al ragazzo e alla sua famiglia. Una storia che è iniziata nel 1981 e che ha coinvolto un bambino del Vittoriese ora diventato un uomo di 37 anni. Disabile. L'allora bambino era stato sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie di rito. Dopo qualche giorno si erano manifestate le prime reazioni avverse. Febbre alta e altri disturbi che lo hanno portato a non parlare più. «Purtroppo», spiega l'avvocato Francesco Terruli, pugliese di Martina Franca, che ha patrocinato la famiglia, «hanno continuato a fare tutte le altre vaccinazioni. La conseguenza è stato un ulteriore aggravamento che ha interessato il suo sistema nervoso e immunitario».

Il verdetto clinico è stato terribile: encefalopatia epilettica con grave ritardo psicomotorio e del linguaggio. Una "sentenza" che condannava quel bambino a una vita da persona con disabilità. Il bambino era stato sottoposto alle "normali" vaccinazioni: antipolio, difterite, tetano e morbillo. Il vaccino che avrebbe scatenato la reazione è stato l'antipolio. Le reazioni più gravi si erano infatti manifestate subito dopo la seconda dose di quel vaccino. «Il personale sanitario, invece di sospendere il ciclo vaccinale», spiega l'avvocato Terruli, «hanno continuato a rispettare il calendario vaccinale e questo ha compromesso ulteriormente il quadro clinico del ragazzo. Le patologie sono diventate così irreversibili». Oltre alla diagnosi di encefalopatia epilettica, successivamente è stata diagnosticata al ragazzo anche una forma autistica. Il padre non si è arreso e ha iniziato a indagare sulle cause della disabilità del figlio. È stata una dura battaglia, a suon di carte bollate e di perizie, con approfondimenti clinici che alla fine hanno dimostrato la correlazione esistente tra la malattia e le vaccinazioni. Così il genitore, che nel frattempo era stato nominato amministratore di sostegno del figlio, si è fatto autorizzare dal giudice tutelare a costituirsi in giudizio dinanzi al Tribunale di Treviso contro il Ministero della Salute per ottenere il riconoscimento dell'indennizzo come prescritto dalla legge. Il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica d'ufficio che ha confermato il nesso di casualità tra le patologie insorte e le vaccinazioni.

L'esito è stata la condanna del Ministero della Salute al quale è stato imposto il pagamento dell'indennizzo previsto dalla legge 210/1992. Il Ministero però non si è dato per vinto e opposto ricorso alla sentenza di primo grado. La questione è così approdata alla Corte d'Assise di Venezia che nel 2013 ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Treviso e quindi anche l'indennizzo alla famiglia. Tutto finito? Nemmeno per sogno. Il Ministero della Salute ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la domanda di risarcimento era stata presentata dalla famiglia oltre i termini di legge. Ma la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che non vi era stata decadenza del termine e confermando così di fatto entrambe le precedenti sentenze. I giudici della Corte di Cassazione, infatti, hanno sottolineato come il termine dei tre anni decorra «dalla conoscenza della derivazione causale del danno dalla somministrazione del vaccino» e che quindi i termini erano stati rispettati. Ora il giovane ha 37 anni, non parla, sta a letto e vive con i genitori. La sentenza ha reso giustizia ma non gli restituirà l'autonomia.

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