A Treviso saltano seimila lavoratori, ma Pil e fatturati crescono

Luci e ombre dell'economia nella Marca nei dati dell’Osservatorio: riparte il metalmeccanico, frena l’export

TREVISO. Altri seimila posti di lavoro bruciati in un anno. Produzione industriale e fatturati in crescita del 3%, ben al di sopra della media nazionale. Tra dati di segno opposto, in un’apparente schizofrenia che è sia produttiva sia analitica, l’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio di Treviso fa il punto della situazione. Il tratto di mezzo è quello di una «stagnazione globale che sarà secolare», con qui «un segno “più” talmente debole che si fa fatica a percepirlo come ripresa. Ma non è neanche recessione, nonostante le crisi aziendali e bancarie del territorio». Parole e musica di Domenico dal Bo’, presidente dell’Osservatorio. Ma allora, come sta l’economia di Marca? Situazione grave ma non seria, citando Flaiano.

Il mercato del lavoro. Dal settembre 2015 al settembre 2016 la variazione cumulata delle posizioni lavorative in provincia di Treviso passa da -11.000 a -6.000. È il primo dato bifronte: il miglioramento è nettissimo, ma siamo ancora ampiamente in terreno negativo. Finita, dunque, la spinta espansiva garantita dalla decontribuzione (legge di stabilità 2014 e jobs act). Le misure governative hanno comunque garantito anche nella Marca un «effetto sostituzione»: sono crollati i contratti temporanei a favore di quelli solidi, a tempo indeterminato. Lo stock di lavoratori in mobilità si contrae del 16% (passa dai 6.067 lavoratori dei primi nove mesi del 2015 ai 5.082 nello stesso periodo del 2015). Anche gli ingressi in lista di mobilità si contraggono del 11%.

I settori. Non tutti i settori hanno manifestato la stessa reattività sul piano occupazionale: bene industria alimentare e terziario, restano in saldo negativo gli altri settori industriali. Fra quest’ultimo, la metalmeccanica mostra una relativa maggiore reattività (recupera circa mille posizioni lavorative). Motivo? «L’automotive fa da traino per le imprese che lavorano a contatto con quel settore», spiega Federico Callegari, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio, «ma la carpenteria ordinaria soffre ancora». La metalmeccanica mostra l’ennesimo dato bifronte: le imprese in salute fanno crescere la base occupazionale, ma ce ne sono ottanta in crisi che hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno.

Demografia d’impresa. Su questo tema: le aperture di crisi aziendali sono nettamente in calo (-42%) in provincia di Treviso (71 nei primi nove mesi dell’anno contro le 123 nello stesso periodo dell’anno scorso) per circa 1.500 lavoratori coinvolti. Tuttavia, nello stesso periodo, salgono i fallimenti (da 152 a 195) e soprattutto non accennano a diminuire le aperture di scioglimento/liquidazione (un migliaio nei primi nove mesi dell’anno), soprattutto nei servizi all’impresa (in primis, attività immobiliari), nel commercio all’ingrosso e dettaglio, nei pubblici esercizi: «Demotivazione a fare impresa e/o “fallimento” di alcuni percorsi di autoimpiego?», si chiede Callegari. Lo stock di imprese attive si attesta a 80.024, con una contrazione su base annua di 673, per metà imputabile a imprese artigiane. L’emorragia continua a interessare le costruzioni (-311 imprese) e il manifatturiero (-170), e investe in modo inedito il commercio al dettaglio (-228).

Export col fiatone. Rallenta molto la crescita delle esportazioni: +1,4% con i dati ai primi nove mesi del 2016 contro il +5,7% nello stesso periodo dell’anno scorso. Vanno in negativo le vendite verso i mercati extra-Ue (-1,7%): «Pesa la crisi che ha portato all’embargo russo», dice Mario Pozza, presidente della Camera di commercio di Treviso, «un fronte internazionale sul quale bisogna lavorare». Oltre alle difficoltà verso alcune economie emergenti, rallentano le vendite anche verso gli Usa (dal +23,6% al +4,7%). Su questo fronte, la corsa del super-dollaro potrebbe dare una mano, aumentando il potere d’acquisto a stelle e strisce.

I commenti. «I segnali negativi non sono incidenti di percorso», chiosa Dal Bo’, «la situazione non tornerà assolutamente come prima. La crescita viene frenata da diversi fattori tra i quali la curva di invecchiamento demografico e le diseguaglianze nella distribuzione del reddito. La stagnazione sarà secolare, non sono io a dirlo». «Tra il 2008 e il 2015 il numero di disoccupati a Treviso è più che raddoppiato», dice Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro, «passando da 14 mila a oltre 30 mila. Il progetto di alternanza scuola-lavoro può aiutare il sistema».

 

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