Treviso: via il crocefisso contro gli immigrati voluto da Gentilini

La giunta: «Non nei giardini del Comune». Andrà a Santa Bona. Ancora stallo sullo spostamento della statua di Del Monaco

TREVISO. Gentilini lo fece erigere in tre giorni per protestare contro la sentenza della Corte Europea che il 3 novembre 2009 aveva messo “fuori legge” il crocifisso nelle aule scolastiche italiane (sentenza poi ribaltata due anni dopo). Un Cristo in croce alto tre metri che divenne fin da subito il simbolo di una delle invettive più contestate dell’ex vicesindaco: quella contro i parroci stranieri, rifiutati dall’ex vicesindaco perchè «incapaci di conoscere la gente».

Bene, la giunta Manildo ha deciso di toglierlo dai giardini del Comune. Una decisione presa all’unanimità nel corso di una delle ultime riunioni interpretando giudizi di ordine diverso: a qualcuno ricordava la “leghistizzazione” del simbolo sacro, a qualcun altro le «parole della vecchia amministrazione», per altri cozzava con la laicità dello Stato, secondo altri era semplicemente brutto.

Di qui la delibera: «Via dai giardini di Palazzo Rinaldi». Il compito di traslocare la statua è stato affidato ai lavori pubblici che ha già individuato la nuova locazione della statua: i giardini adiacenti la casa di riposo Israa a Santa Bona. I lavori dovrebbero essere effettuati in primavera, e segneranno la prima vera azione di quell’annunciato «piano del decoro» lanciato dall’amministrazione dal suo inserimento. Le intenzioni del Comune erano già state anticipate, seppur in modo apparentemente casuale in estate, quando Manildo fece vedere le immagini di come sarebbe stata riqualificata l’area verde dietro palazzo Rinaldi, lì dove oggi si erge la statua. Sorpresa delle sorprese, nei disegni il crocefisso non c’era. «Un caso» venne risposto all’ora, ma a quanto pare i progetti erano già definiti, mancava solo il luogo dove traslocare la statua.

Chissà cosa ne penserà Gentilini, che al’epoca inaugurò la statua di Claudio Rottin affiancato dal fedelissimo Bepi Basso, dall’assessore al bilancio Zugno, dall’ex segretario cittadino leghista Enrico Chinellato (ora espulso dalla Lega) pronunciando parole come «Riaffermiamo così la nostra cristianità» ... anche se alla cerimonia mancavano – non a caso – le autorità religiose visto l’attacco ai parroci non trevisani.

Il gesto è forte, politicamente, ma non quanto lo sarebbe il promesso spostamento di un’altra statua diventata suo malgrado uno dei nodi della battaglia politica in tempo di elezioni, nel 2013: il Mario del Monaco di piazza Borsa.

Nell’agosto del 2013, appena eletto, Manildo aveva assicurato: «Entro due mesi la spostiamo». Poi il progetto è stato analizzato dalla famosa “commissione del decoro” di cui si è saputo poco o nulla. Pare che sia stata questa commissione a decidere il trasferimento della statua nel teatro intitolato al lirico ma tra ex amministratori che si incatenarono al bronzo per protesta, minacce di ricorsi fatte dall’autore, altre (giuste) priorità amministrative, non se n’è fatto nulla. Pare che in giunta tutti siano d’accordo, ma ci siano attriti.

 

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