Esche alla vaccinara Donadon all’attacco dei “sorci” di Roma

I topi ballano ai piedi del Colosseo (foto tratta dall’Espresso)

«Mi sono offerto e la Raggi mi ha convocato. È un affare milionario se decidono di derattizzare anche in periferia»

TREVISO. Massimo Donadon, detto «El sorzòn», allora è proprio vero: lei libererà Roma dai topi. La giunta 5 Stelle ricorre all’esperienza sua e della Meyer Braun Deutschland di Carbonera...

«Ci proviamo, come sempre, mettiamo sul piatto, o meglio nelle esche la nostra esperienza maturata in tanti anni di attività in tutto il mondo. Cominceremo, forse già la prossima settimana, da alcune zone pilota di Roma, quelle più infestate dai topi».

Massimo Donadon

Lei si era offerto un paio di mesi fa. Ora cos’è accaduto? l’ha chiamata la sindaca Raggi?

«Venerdì scorso mi è arrivata una richiesta, e ci siamo vistisuccessivamente con la sindaca Raggi. L’impegno è di disinfestare la capitale, poi non so se ci sarà anche un discorso più allargato sulla città metropolitana».

Si parla di un appalto di alcuni milioni di euro. È già stato deliberata la partita dei bocconi a 5 Stelle, scusi la battuta, per liberare la capitale?

«Guardi, c’è l’intesa di massima, e ci siamo ripromessi di cominciare presto, ben prima di Natale. E ho potuto vedere come la sindaca Raggi tenga molto alla lotta contro il degrado della sua città».

La cifra è quella?

«Dipenderà da quanto esteso sarà il territorio interessato. Ma per la capitale qualche milione ci sta, come spesa: è un’area enorme, vastissima. Stiamo parlando di 20 mila rat-box collocate nella città, forse anche 30 mila».

Lei ha sempre detto che servono esche ad hoc, basate sulla cucina locale. Vedremo i bocconi alla vaccinara? Con varianti abbacchio, cacio e pepe, gricia e puntarelle?

«No, le puntarelle no. Certo la vaccinara, guanciale e molto grasso di maiale. Le esche per Roma saranno di 2 o 3 tipi diversi, e avranno un sapore fortissimo, ma tutte molto appetibili. Attenzione, adesso i topi hanno gusti sofisticati e più nazionale e internazionali, ormai il 4-5 di quanto compriamo al supermercato finisce buttato nei rifiuti, e accade che anche loro vogliano salmone, se non caviale. E dunque la base delle esche sarà romana doc, con variazioni più “italiane”».

Topi intelligenti e buongustai, allora. Nell’era di Masterchef, non c’è da stupirsene più di tanto.

«Certo, oggi hanno a disposizione buon cibo nei cassonetti e tra gli avanzi gettati dai ristoranti. Non possiamo più pensare vadano a mangiare esche sintetiche, non sono ingenui, sanno che puzzano di trappola lontano un miglio. E i topi così si sono abituati a mangiare bene: avanzi di carne, pesce, formaggio».

Lei ha sempre sostenuto che serve cibo vero. Più della chimica.

«Assolutamente, c’è chi ancora pensa che si possano eliminare con trappole sintetiche: no, oltre al topicida deve esserci cibo vero. E un prodotto di qualità costa, non si prende con le gare al ribasso».

E poi l’hi-tech: oggi ci sono i microchip. E lei, come ha scritto Focus, è diventato il rat-buster.

«Adesso, con il microchip in ogni rat-box, possiamo vedere davvero tutto: quanto siano assistiti, cosa fanno i topi, se ci sono danni. E questo massimizza l’efficienza di un sistema già efficiente».

Dica la verità, c’è stato lo zampino, per restare in tema di topi, di Massimo Colomban, oggi assessore alle partecipate a Roma?

«Non penso. Lui è un amico, quando sono andato giù a Roma ho pranzato insieme a lui, ma se sono stato chiamato lo devo a diverse presenze televisive che ho avuto negli ultimi tempi, sia su Rai Uno che su Rai Due che su altri canali. E poi penso che Massimo abbia altri problemi con il suo incarico nella giunta Raggi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Tokyo 2020, Federica Pellegrini scatenata su Instagram: ecco il suo balletto con Martina Carraro

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi