Morto sulla strada, risarciti dopo 18 anni

Borso. I familiari di Mario Ziliotto travolto e ucciso in Vespa nel 1998 vincono in Cassazione la lunga battaglia legale

BORSO DEL GRAPPA. Una battaglia legale lunga diciotto anni per ottenere dalla Cassazione il via libera al risarcimento danni per la morte di un parente, deceduto in un incidente stradale il 17 marzo 1998. La Cassazione ha infatti stabilito, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Alessandra Gracis per conto di una parente della vittima, che «nel caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato» il fondo vittime della strada deve risarcire anche se si accerta solo successivamente l’identità del responsabile.

È stata una battaglia legale lunga e complicata, iniziata nel 1998. In sede penale il giudice dell’udienza preliminare stabilì che non fu un’auto pirata a uccidere Mario Ziliotto, il trentatreenne di Borso morto a seguito di un incidente in scooter.

Bastò la caduta dalla Vespa 50, che viaggiava lungo via Molinetto, a provocare lesioni tali da causare il decesso. Secondo una perizia il corpo del povero Ziliotto venne successivamente travolto da più vetture: soltanto uno degli automobilisti, Carlo Secco di 25 anni, residente a Solagna, si accorse di aver schiacciato qualcosa.

E così, dopo l'incidente, si presentò spontaneamente agli inquirenti raccontando l'accaduto. Il giovane finì sotto inchiesta per omicidio colposo, omesso soccorso e guida in stato di ebbrezza.

L’uomo era poi stato scagionato grazie alla ricostruzione dell'accaduto fatta da parte del consulente. Che, appunto, ha accertato come Ziliotto fosse uscito di strada da solo, prima sbattendo contro un muretto e poi cadendo a terra. Le lesioni riportate a seguito della caduta erano state tali da causarne il decesso.

A questo punto è iniziata la battaglia in sede civile per ottenere un risarcimento da parte del fondo vittime della strada. Nel frattempo era però morta la madre di Ziliotto e la palla è così passata a una cugina di Montebelluna che si era rivolta all’avvocato Gracis per ottenere giustizia.

La domanda viene rigettata sia in primo che in secondo grado, dato che una nuova perizia dimostra che la morte di Ziliotto è invece dovuta a un investimento e non a una pluralità. In questo caso il “fondo vittime”, sosteneva, non era tenuto a pagare. La svolta ieri in Cassazione dove, per la prima volta, si è sostenuto che «nel caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato, il danneggiato potrà agire contro l’impresa designata dal “fondo”.... anche nel caso in cui si accerti successivamente l’identità del responsabile, nei cui confronti.... potrà agire in via di regresso».

Giorgio Barbieri

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