Treviso, la città degli strafalcioni: la chiesa di S. Francesco è diventata “romantica”

Errori, date e refusi nei “Sapientoni” appena collocati davanti ai monumenti Comisso diventa poeta, Tiziano viene snobbato. Sui cartelli correzioni in corsa

TREVISO. «Carolèi, non faccia il sottile, con i refusi che si leggono sui giornali...». Giusto, giustissimo, se fai le pulci ai Sapientoni, ovvero ai cartelli del Comune che, divisa la città in zone dai nomi assolutamente inventati (gli storici Buranelli sono diventati zona Mulini, per dire), dettagliano le costruzioni storiche dando lezione agli ipotetici turisti, devi sapere che sei in una posizione delicata. L'... errare di stompa è sempre in agguato, ma come spiegare il doppio svarione che dava alle chiese di San Francesco e di San Nicolò la caratteristica "architettura romantica" anzichè romanica? Se lo è detto qualcuno anche a Ca' Sugana, che ha provveduto a correggere lo stafalcione culturale, non evitando però altri errori di sostanza e di sintassi, oltre a vari falli di confusione e grondante retorica nulladicente. E datazioni che scivolano avanti e indietro a seconda (di un secolo) se sono nella versione italiana o nella traduzione in inglese.

I cartelli turistici di Treviso, la città degli strafalcioni

I Sapientoni, già. Ci siamo messi a spulciarli ma, poi, abbiamo deciso che ci voleva un esperto/a per dare alle nostre conclusioni un valore storico-scientifico. E siamo andati a scomodare l'architetto Lucia Benedetti, la guida turistica più esperta della città, per trovare riscontro ai nostri dubbi.

Siamo andati "a salto", come nelle interrogazioni di scuola. E ne è spuntato un quadro tristemente buffo, tragicamente comico. Arriviamo, ad esempio, davanti a porta Santi Quaranta per scoprire che a furia di aggettivi ci si è dimenticati di raccontare della bellissima sala d’arme al piano superiore. Leggiamo: «a te che vuoi costeggiare la storia della città....». Costeggiare? Come a Jesolo? In questo quartiere, denominato Il Borgo (e la traduzione The Village fa tremare i polsi) è annunciata anche “Casa da Noal ricca di facciate con parti romaniche”. Che, dice Lucia, non vuol dire niente. E a proposito del nuovo museo civico, in mezzo a una vagonata di non-informazioni, ci si dimentica del povero Martini, che con le sue statue ne è ossatura centrale. In compenso prendiamo nota del Pio X planetario che forse vorrebbe essere il planetario del collegio omonimo. Prendiamo nota che Ss40 è “l’ultima delle tre porte rimaste” non si sa da cosa. E che ha uno stile misurato ed elegante sul modello dell’arco trionfante (trionfale?) romano”. E San Nicolò, “esemplare del gotico italiano” (forse “esempio”)? Alla faccia del vecchio cartello che dice la verità (XIII sec.) il Sapientone dice che è del XIV, salvo correggersi nella traduzione (ridiventa XIII). Se poi risale nel 1303 (costruito in un anno?), allora non si capisce come abbia fatto Papa Benedetto XI, morto giusto un anno dopo, a “contribuire alla sua edificazione” in laterizio e legno («come la casa dei tre porcellini?», chiede la Benedetti intristita).

E cosa vuol dire che la chiesa ha un soffigneo a carena di nave rovesciata?. Certo il frate pittore non è stato contento nello scoprire che dentro ci sono affreschi “di varie scuole, anche di Tomaso da Modena” con tanto di 1352 (??) buttato lì a caso.

Un saltino al Museo diocesano, transitando davanti a una tabella che indica la via per la Cattedrale del Duomo che pare uno scherzo: o l’una o l’altro. Nella tabella figura un dipinto che al museo non c’è, intanto. L’iscrizione è dozzinale e imprecisa (...all’interno di apposite sezioni che raccolgono materiali... dal I secolo dopo Cristo fino al XIX, ma Lucia corregge: XVIII) e si scopre che questo museo fa parte degli strumenti di animazione culturale.

Ci andiamo, alla Cattedrale del Duomo (si ripete, sic), transitando per la plancia Generale (ovvero mappa) che riporta l’elenco beni che forse significa elenco degli edifici di pregio artistico-storico, indica la chiesa nuova degli evangelici ma non S. Agostino, S. Leonardo, S. Maria Maddalena, S. Andrea.... Scopriamo che la pala del Tiziano è finita tra le righe (Cappella dell’Annunziata, dipinti di Pordenone e Tiziano”), che il Paris Bordon della “plancia” è diventato Bordone.

Proprio come ai Buranelli, quartiere Mulini ma non è scritto perchè, dove c’è una lunga tirata sul fatto che il Botteniga nasce come torrente Pegorile (tra lo stupore dei turisti in transito, che si annotano la cosa) e si narra che nella casa in riva ha abitato il poeta Giovanni Comisso, universalmente noto solo come scrittore.

 

Video del giorno

Italian Tech Week 2021, Linus con Khaby Lame: l'arte di far ridere senza parlare

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi