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Treviso, fido in Rianimazione: l’animale domestico per superare i traumi

Innovativo progetto al Ca’ Foncello per i pazienti neurolesi. L’incontro avviene in una stanza attrezzata per l’occasione

TREVISO. Il Ca’ Foncello apre i reparti di terapia intensiva agli interventi assistiti con animali, grazie al progetto “TeraPet Intensiva”, uno dei primi a livello italiano che consente ai pazienti neurolesi di incontrare il proprio animale domestico d’affezione durante il ricovero ospedaliero.

È quanto accaduto ad Anna quando ha riabbracciato il suo pincher Selly, a Tiziana che ha potuto rivedere il suo pastore tedesco Oliver, ma anche a Francesco, Guido e Loretta. A far visita al loro padro ...

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TREVISO. Il Ca’ Foncello apre i reparti di terapia intensiva agli interventi assistiti con animali, grazie al progetto “TeraPet Intensiva”, uno dei primi a livello italiano che consente ai pazienti neurolesi di incontrare il proprio animale domestico d’affezione durante il ricovero ospedaliero.

È quanto accaduto ad Anna quando ha riabbracciato il suo pincher Selly, a Tiziana che ha potuto rivedere il suo pastore tedesco Oliver, ma anche a Francesco, Guido e Loretta. A far visita al loro padrone sono stati un gatto e quattro cani. Da febbraio ad oggi, cinque degenti del Ca’ Foncello sono stati infatti selezionati per il progetto TeraPet e hanno potuto ritrovare il loro amico a quattro zampe in corsia d’ospedale, con il sostegno di personale infermieristico appositamente formato.

Ripristinare questo speciale contatto, in casi di grave malattia o dopo il risveglio dal coma, può avere effetti benefici: dalla riduzione dello stress da ricovero, alla stimolazione sensoriale, cognitiva e affettiva. Così le carezze diventano degli esercizi fisioterapici spontanei, possono diminuire lo stato d’ansia e migliorare la respirazione del padrone-degente. Più in generale, si ristabilisce una connessione con il proprio passato e con la quotidianità che precedeva il trauma subito.

Ogni volta lacrime e i sorrisi per quell’incontro tanto desiderato con il pet, ma impensabile fino a poco tempo fa all'interno di una struttura sanitaria. «La cosa è nata per le tante richieste da parte dei familiari che volevano far vedere ai propri cari le fotografie dei loro animali. Un bisogno assistenziale molto sentito e sempre accolto di buon grado per la sua importanza. Abbiamo cercato di ampliarlo ulteriormente con questo tipo di attività» spiega Lisa Gambirasi, infermiera della terapia intensiva del Ca’ Foncello, impegnata nella TeraPet.

Prima dell’avvio del progetto, le foto venivano appese ai cestini delle flebo, sulle testiere del letto, nei luoghi più accessibili allo sguardo di chi si trova per settimane, a volte mesi, sdraiato. Man mano che le richieste di “affissione” aumentavano si è pensato di strutturare una risposta più adeguata. Grazie al sostegno dell'associazione “Aiutiamo il pesce rosso" sono stati acquistati quattro tablet per l'inserimento di foto e video degli animali dei pazienti: la cosiddetta “TeraPet virtuale” dove i degenti possono interagire con lo schermo.

A questo punto si entra nella seconda fase del progetto, la “TeraPet reale”. Va precisato che non tutti vi possono accedere perché esistono rigidi criteri di selezione, che valutano la condizione di salute del ricoverato e il ruolo del suo animale all'interno della famiglia. Se ci sono tutti i presupposti, allora si procede con l'incontro assistito.

Viene predisposta una stanza e si organizza il trasferimento del paziente. Anche l'animale deve prepararsi al grande incontro: con libretto sanitario in regola e toelettatura appena fatta. Solo allora potrà accedere all'area di terapia intensiva, accompagnato da un familiare e affiancato da un infermiere. I risultati del progetto saranno presentati a fine ottobre durante una riunione aziendale. Ad anticiparli è il plauso di Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl 9, che considera questa attività un passo avanti nell'umanizzazione delle cure.

«La TeraPet evidenzia la grande sensibilità del reparto e del personale che, con la sua professionalità, riesce a rendere la nostra rianimazione qualcosa di superlativo. Questo progetto dà valore al reparto che ogni anno segue 2.050 pazienti ed è sempre in prima linea per portarli al massimo recupero delle funzionalità», ha spiegato il direttore generale dell’Usl 9.