Il Prosecco vale oro: Del Piero fa shopping di vigneti in Friuli

Il campione è fra i trevigiani che investono per produrre In Veneto terreni a 25 euro al metro quadro, lì si scende a 8

TREVISO. «Avere un po’ di campi per coltivare Prosecco oggi è come avere una miniera d’oro, il cui valore è destinato ad aumentare di giorno in giorno». Gira questa battuta – che poi nemmeno tanto lo è, dati alla mano – tra gli agricoltori friulani, soprattutto tra quelli a ridosso del Trevigiano, territorio ormai saturo. Oltreconfine, infatti, i terreni costano ancor di più del metallo prezioso tanto che lo “shopping terriero” è cominciato soprattutto nel Sacilese e nella Pedemontana. Tra coloro che hanno creduto nel Prosecco e ci hanno investito, ci sono altisonanti nomi del mondo sportivo come Alessandro Del Piero e Daniele Molmenti.

«Il monopolio – dicono alcuni imprenditori agricoli – è ormai delle famiglie trevigiane, nella zona al di sotto dell’aeroporto di Aviano, visto che molti appezzamenti sono passati di mano più o meno recentemente». Quelli che ben conoscono il territorio sanno addirittura nomi e cognomi: «La strada a destra del Faro, alle Forcate di Fontanafredda, è “lottizzata” da una famiglia di Orsago, a sinistra del rettilineo di via Bellini da una di Ormelle; tra le due aree, 30 ettari di un imprenditore di Vittorio Veneto, ancora più sotto uno di Sacile».

A fare la differenza sono i costi dell’investimento. «In provincia di Treviso i terreni valgono 20-25 euro al metro quadrato, parametri tra i più alti al mondo e soprattutto terre introvabili, qui siamo ancora tra i 7 e gli 8 e terreni a disposizione ce ne sono ancora». Tenendo presente che la produzione di Prosecco è contingentata: 20.250 ettari di Glera al pieno potenziale previsto, 10.452 aziende viticole, 1.201 vinificatrici, 356 case spumantistiche, due ettari la superficie media aziendale.

Ci credono, dunque, oltre 10 mila famiglie, nell’investimento. Ci credono anche grossi nomi. Come l’ex attaccante della Juve che alle Villotte di San Quirino detiene - attraverso una società - undici ettari. Come il campione olimpico Daniele Molmenti, che i terreni li ha acquistati alle Villotte sud. Produce con l’azienda vinicola Molmenti-Celot, di cui è socio: si tratta di un Prosecco doc in duemila esemplari. In mezzo di sta Sergio Gelisi, con il Podere Gelisi Antonio.

Ma quanto “rende” l’investimento? «Il Prosecco 2015 è stato liquidato tra 1 e 1,05 euro al chilo; quest’anno siamo attorno al range 1,10-1,15», prevedono gli addetti del settore. Insomma, il Prosecco è il nuovo oro, «è la doc più imbottigliata d’Italia che verosimilmente sforerà i 400 milioni di bottiglie a fine 2016».

Nel 2010, secondo il bollettino del Consorzio di tutela della doc Prosecco, erano imbottigliati poco più di un milione di ettolitri, nel 2015 ben 2,6 milioni con una crescita del 150 per cento. L’anno scorso, in particolare, con 355 milioni di bottiglie la quota imbottigliata ha superato del 15,8 per cento quella del 2014. A luglio 2016 la quantitià di vino imbottigliato ha registrato una crescita del 19,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Il paradosso? Che viticoltura la faccia da padrona. «Attorno a San Daniele – dice un esperto del settore – avremmo dovuto attenderci coltivazioni di cereali e allevamenti di suini. Invece stanno sorgendo vigneti». La seconda riflessione: «Se l’uva prodotta in regione viene lavorata in Veneto, cosa resta al Friuli Venezia Giulia?». Ma qui la parola passa alla politica.

 

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