«Minori, diritti poco tutelati»

Tempi assurdi in Tribunale. Una mamma: sciopero della fame, rivoglio il bimbo

Dopo il caso di Cittadella, dove un bambino venne portato via da una scuola dalla polizia e dai servizi sociali, quello di Vittorio Veneto, dove un neonato è stato tolto ai genitori in seguito ad un incidente domestico e da mesi è ospitato in una struttura mentre i genitori ne richiedono inutilmente l’affidamento, un nuovo caso porta alla ribalta il tema dell’affidamento dei minori e dei tempi della giustizia. Una donna residente nella Sinistra Piave ha infatti scritto una lettera al presidente del Tribunale per i minori annunciando uno sciopero della fame dopo che da tre anni sta richiedendo inutilmente che il figlio le venga restituito. Una vicenda che mostra come a volte i tempi della giustizia possano essere lenti con grave danno non solo dei genitori, ma soprattutto dei bambini che sono costretti ad attendere anche per anni le decisioni che li riguardano.

Era stato il nonno del bimbo a chiamare Telefono azzurro, segnalando che la madre aveva problema alimentari e psicologici. Il Telefono Azzurro informò il Tribunale dei minori. E per la mamma iniziano i problemi nonostante una relazione dei medici del Sert, dopo un lungo percorso, non lasci spazio a dubbi. La mamma non avrebbe mai avuto né problemi alimentari né dipendenze con l’alcol. Le analisi scientifiche effettuate nei laboratori lo escluderebbero. Anche gli psicologi non di parte giungono a risultati simili.

A questo punto il Tribunale dei minori nomina uno psicologo di Padova ma le cose vanno per le lunghe e si trascinano negli anni, nonostante gli insegnanti informino la nonna e la madre (che da sola può vedere il figlio solo in un ambiente protetto)che il bambino presenta sintomi di un forte disagio. Il rendimento scolastico del bimbo è scemato, ma non solo. Guarda caso proprio nel periodo che la battaglia per l’affidamento prende strade molto conflittuali. A questo punto la madre disperata decide di scrivere al presidente del tribunale: «La salute psicologica di mio figlio è la cosa più importante», si legge, «lui sta male. Fate qualcosa in fretta». E per far capire quanto sia urgente il dramma che sta vivendo il figlioletto, annuncia che non mangerà più.

Ma come spesso accade sono i numeri a tracciare una fotografia della situazione: secondo le stime dell’Aiaf (Associazione italiana avvocati di famiglia) sono almeno 50 udienze e 600 procedimenti pendenti ogni anno presso la Corte d' Appello di Venezia (sezione minorile). Circa 4.000 procedimenti nei 7 tribunali ordinari del Veneto. Un trend, quello dei minori coinvolti in percorsi giudiziari, in costante aumento, con la prevalente segnalazione di minori con cittadinanza straniera. «Numeri che fanno capire come il rapporto dei minori con la giustizia oggi sia un aspetto tutt'altro che marginale nella vita delle famiglie. Nella costante ascesa dei procedimenti giudiziari che riguardano i minori, preoccupa il fatto che la tutela dei loro diritti sia modesta, in assenza di regole procedurali adeguate che garantiscano l'esercizio dei diritti stessi», spiega l’Aiaf, il cui responsabile trevigiano è l’avvocato Francesca Collet. In un incontro organizzato proprio dall’associazione si era voluto includere sia la famiglia legittima sia la famiglia di fatto, oltre a coinvolgere figure quali lo psicologo e l'assistente sociale, che spesso intervengono come consulenti del tribunale o di parte ma con i quali il dialogo non è facile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Gasparini, il pilota di droni: "Così abbiamo trovato i corpi sulla Marmolada"

Tataki di manzo marinato alla soia, misticanza, pesto “orientale” e lamponi

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi