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Atlante si prende tutto, veleni a Veneto Banca

Pronta l'acquisizione della maggioranza assoluta da parte del fondo. Schiavon: istituto sul baratro

di Fabio Poloni
2 minuti di lettura
(ansa)

MONTEBELLUNA. Prego, si accomodi: Veneto Banca è sua. Banca Imi e il fondo Atlante hanno firmato ieri l’accordo che spiana ufficialmente la strada all’ingresso del fondo salva-banche nel capitale di Veneto Banca, con una quota - certamente di maggioranza assoluta - che dipenderà da quanto lasceranno sul piatto i soci e gli eventuali altri sottoscrittori dell’aumento di capitale da un miliardo di euro.

Mancava solo l’ufficialità, è arrivata ieri sera dopo una giornata tesissima. I silenzi da parte della banca, che aveva annunciato e poi rimangiato comunicazioni ufficiali già lunedì sera, sono stati interrotti solo dai tuoni interni al consiglio di amministrazione. Durissimo il botta e risposta via agenzie tra le due massime cariche: prima il vicepresidente Giovanni Schiavon ha parlato di «livello reputazionale, fiducia, raccolta e liquidità in continua discesa» per Veneto Banca e di «ambiente pesante, da tagliare con il coltello». A stretto giro il presidente Stefano Ambrosini ha puntualizzato duramente che Schiavon «parla a titolo personale, quando in realtà sarebbe assai opportuno non parlare affatto, specie in un momento così delicato. Il senso di opportunità - ha aggiunto Ambrosini - non è un obbligo giuridico, ma una qualità apprezzabile in tutte le persone, tanto più se si siede nel cda di una banca».

Dopo il cda-fiume di lunedì, il day-after è stato il termometro dello stato di salute della banca. Veneto Banca è un malato grave, lo dicono da mesi i numeri di bilancio: perdita di 968 milioni di euro nel 2014, perdita di 882 milioni di euro nel 2015, rosso di 34 milioni nel primo trimestre di quest’anno, raccolta totale in ulteriore calo del 7,5% a inizio 2016. In queste condizioni, nelle scorse settimane gli analisti hanno rivisto al ribasso il piano industriale di Montebelluna e negli ultimi giorni la fase di pre-marketing è stata brutalmente chiara: nessuno vuole Veneto Banca. Se la porterà a casa il fondo Atlante, com’è successo con la Popolare di Vicenza, e proverà ad aggiustare due giocattoli che sono caduti a terra fragorosamente e che si sono rotti in mille pezzi, bruciando circa undici miliardi di capitalizzazione. L’operazione, fanno sapere i vertici della banca, «risponde al precipuo fine di evitare un possibile rischio sistemico e di limitare al massimo l’impatto per le economie dei territori nei quali opera l’istituto». Il prezzo d’acquisto sarà basso, stracciato: confermando le comunicazioni ufficiose di lunedì sera, ieri è stata certificata la forchetta di prezzo per l’imminente aumento di capitale: valore minimo di ciascuna azione dieci centesimi, valore massimo cinquanta centesimi. Il fondo Atlante, guidato dalla Quaestio di Alessandro Penati, condiziona la sua partecipazione in Veneto Banca ad avere almeno il 50,1% del capitale: è quanto hanno riferito ieri sera all’Ansa ambienti vicino all’operazione. La negoziazione, secondo l’agenzia di stampa, risulta ancora in corso per limare gli ultimi dettagli dell’accordo.

Dettagli, appunto, perché la rotta ormai è segnata da settimane. L’unico dubbio a breve termine rimane quello della quotazione in Borsa: se l’aumento di capitale sarà un flop e finirà per intero o quasi sulle spalle di Atlante - nome mitologico azzeccato - la strada di Piazza Affari resterà sbarrata, come successo per Vicenza. «In zona Cesarini noi del nuovo cda abbiamo cercato di fare il possibile - ha detto Schiavon - ma in un mese di più non si poteva fare e dagli advisor abbiamo avuto la chiara indicazione su come sia percepita questa banca nel mercato». Questa situazione, secondo l’ex presidente del tribunale di Treviso, non significa «che non ci siano ancora margini per raccogliere fra i grandi soci il 25% del capitale necessario alla quotazione, però la strada è in salita». Per i futuro a medio termine, chissà: sotto la regia del fondo potrebbe andare in scena la fusione Montebelluna-Vicenza, con la presidenza affidata a Gianni Mion, storico manager di casa Benetton.

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