L’allarme dei municipi «Caos sulle unioni civili»

Sos lanciato da San Biagio: gli uffici anagrafe riscontrano dei vuoti normativi Il vicensindaco Piaia: «Da domenica la legge è in vigore, ma mancano direttive»

SAN BIAGIO. Più che l'obiezione di coscienza, relegata a qualche sindaco, le unioni civili rischiano di essere ostacolate da alcuni vuoti normativi non ancora risolti dal Governo. A lanciare l'allarme è stata l'Anusca (Associazione nazionale ufficiali stato civili e anagrafe) riunitasi a San Biagio di Callalta su richiesta del vicesindaco Fiore Piaia, lui stesso a lungo impiegato dell'anagrafe. Il 5 giugno la legge sulle Unioni Civili entrerà in vigore, ma quel giorno negli uffici nessuno saprà veramente come comportarsi. «La nuova legge sta creando apprensione tra i funzionari dei servizi demografici che saranno chiamati ad applicare le norme», ha spiegato Piaia. «Sia per le unioni civili che per le coppie di fatto mancano ancora alcune informazioni dal governo che non consentono agli ufficiali di sapere come comportarsi. In questo stato delle cose credo che la cosa più intelligente sia quella di raccogliere la richiesta e la documentazione di chi richiede la registrazione e attendere precisazioni dal governo. In questo momento però è il caos».

Sono queste le stesse perplessità espresse dai numerosi dipendenti comunali che hanno partecipato al convegno dell'Anusca, in cui ha relazionato Grazia Benini, dirigente del Comune di Rimini. Gli aspetti più concreti della legge, e quindi la procedura per le unioni civili, sono state delegate al governo, che però ha sei mesi di tempo per emanare i decreti legislativi che diranno agli uffici come comportarsi. E non c'è dubbio che questi sei mesi al governo serviranno tutti, perché il decreto dev'essere scritto dal Ministero della giustizia e poi ottenere un parere dalle commissioni parlamentari. Su un tema tanto spinoso non c'è dubbio che lobby e gruppi di pressioni si faranno sentire. Quindi in attesa del decreto rischia di essere il caos.

C'è una "scorciatoia" che potrebbe limitare i danni. La legge infatti prevede la possibilità di un decreto del presidente del consiglio dei Ministri che detti le norme transitorie per l'applicazione della unioni civili. Tutto a posto? Nemmeno per sogno. Il premier ha 30 giorni di tempo per emanarlo, dopo l'entrata in vigore della legge. Quindi chi pensa di presentarsi nel proprio Comune per essere la prima unione civile, è meglio che si metta l'anima in pace. Di fronte troverebbe funzionari, loro malgrado, non preparati ad accogliere la loro richiesta.

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