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Veneto banca: «Dieci azioni per un caffè? Ho bruciato 13,6 milioni questa è come una guerra»

La rabbia dell’immobiliarista Batacchi nella top-20 dei soci: «Regalo ad Atlante» Sulla stessa linea Remo Mosole: «Così sono stato imbrogliato». Via alle denunce

Fabio Poloni
2 minuti di lettura

TREVISO. Con i soldi che ci ha perso, ovvero tredici milioni e mezzo di euro, ora potrebbe comprarsi la banca intera. E avanzare pure qualcosa. «Pazzesco. Impossibile. Adesso con il costo di un caffè compro dieci azioni? Lasciamo stare, va’».

AZIONISTI. Storia emblematica quella di Giorgio Batacchi, settant’anni, immobiliarista nel settore del lusso - da Cortina a Jesolo - con la sua Logan Srl. È il trevigiano più esposto: posizione 17 nella classifica dei principali azionisti, il suo nome è dietro i big come JP Morgan, Bim, Alleanza Toro, Assicurazioni Generali. Batacchi ha in portafoglio 333.686 azioni Veneto Banca: ai massimi splendori del 2013, quando i titoli valevano 40,75 euro ciascuno, aveva in tasca un tesoro da 13,6 milioni di euro. Ora, se le azioni precipitano davvero sul fondo di quella forchetta, a dieci centesimi, il suo (ex) gruzzolo vale 33 e rotti mila euro, come una Mercedes di seconda mano. E l’intero pacchetto azionario della banca (124 milioni di titoli) “costa” circa 12,4 milioni di euro, meno di quanto ha bruciato lui.

E' UNA TRUFFA. «Se è così, è l’ennesima truffa», dice Batacchi al telefono, che premette: «Non ho molta voglia di parlare». C’è da capirlo. Sul sito dell’associazione azionisti “Per Veneto Banca”, di cui fa parte, Batacchi viene definito «appassionato di finanza»: chissà se lo è ancora. A Montebelluna lo stesso film già visto a Vicenza? «Certo, stessa storia», dice Batacchi, «una cosa impossibile». Mettono la banca sul vassoio d’argento per il fondo Atlante? «È questo il disegno, da mesi. Era tutto già nelle cose, nelle carte». Alcuni azionisti hanno già manifestato l’intenzione di fare causa alla banca, lei? «Se finisce così, certamente sì».

LA RABBIA. Un altro che in questa vicenda ha più soldi bruciati che voglia di parlare è Remo Mosole, nome che non ha bisogno di presentazioni. Le cifre sono lontane da quelle di Batacchi (36.876 azioni, un milione e mezzo di euro ai valori massimi), la rabbia invece è molto vicina. «Per i danni che ha causato al territorio veneto, questa è la terza guerra mondiale», dice Mosole. Sul valore delle azioni che potrebbe inabissarsi a dieci centesimi il cavatore non si scompone: «Lo dicevo che sarebbe finito sotto l’euro. Il danno è fatto. Ma lo sapevo che sarei stato imbroià». In che senso? «Ho chiesto più volte alla banca se le azioni fossero d’acciaio o di lamiera marcia, mi dicevano che era acciaio cromato e inossidabile». Perché ha comprato azioni e poi non le ha vendute, se sapeva? «Ho chiesto a giugno del 2012 di vendere le mie azioni, comprate molti anni prima perché credevo nella banca del territorio. Ma sono rimasto impigliato nella rete, come un pesce del Piave. Se le azioni delle banche quotate valevano tre euro, com’era possibile che quelle di Veneto Banca superassero i quaranta? E a Vicenza, che sono ancora più intelligenti, addirittura sopra i sessanta? Basta, non voglio più saperne».

 

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