Le chiamano ciclabili, a Treviso sono piste da brivido

Semplici strisce gialle che spariscono all’improvviso, percorsi improbabili fra auto posteggiate, gradini, pali, attraversamenti non protetti

TREVISO. Le chiamavano piste ciclabili, al punto che Legambiente pone Treviso al 21esimo posto tra i capoluoghi di provincia in quanto a diffusione della rete ciclabile: 13.47 chilometri di percorsi protetti ogni 100 cittadini. Ma, parafrasando Trilussa, se qualcuno mangia un pollo, e qualcun altro no, in media hanno mangiato mezzo pollo a testa. E quindi visto che le passerelle dei Burci, fiore all'occhiello della Greenway del Sile, sono chiusi per la seconda primavera consecutiva, visto che la Treviso Ostiglia arrivando verso Treviso muore nel nulla, siamo andati a vedere “sul campo” quali sono le condizioni delle piste ciclabili della città. Taccuino, penna e bicicletta, abbiamo seguito due percorsi sugli assi nord sud, e est ovest. Più una capatina nei punti che proprio non si possono sottacere.

ITINERARIO ROSSO: VILLA MARGHERITA-TERRAGLIO. Villa Margherita è il parco dei trevigiani, quello in cui andare con la famiglie e i bambini. Partiamo, ma..ops... già davanti all'entrata del parco, viale Felissent è trafficatissimo: camion, auto e bus. Biciclette? Lo spazio non c'è. Al di qua della striscia bianca prima le auto parcheggiate, poi il fosso. In entrambi i sensi di marcia. C'è da rimetterci la pelle. La pista ciclabile comincia sul lato destro poco dopo l'incrocio con via Fontane. Ma la sicurezza è altra cosa. A delimitare le vetture dalle bici solo una striscia gialla sull'asfalto. Nulla di insormontabile, tanto che quel paio di metri che sarebbero ad uso esclusivo delle bici diventano spesso parcheggio per camion e auto. A ciò si aggiunga che i negozi hanno i parcheggi di fronte all'entrata, quindi bisogna prestare grande attenzione a chi esce in retro. Alla fermata dell'autobus la pista ciclabile si sposta sull'altro lato della strada e qui è finalmente sicura. Per un breve tratto però. Perché prima del semaforo i parapetti si interrompono in anticipo. Poi la pista ciclabile vera e proprio ha uno scalino di pochi centimetri che la divide dalla carreggiata di viale Vittorio Veneto. Qui appunto inizia la pista probabilmente meno utile della città. Ce n'era una a fianco, già pronta, che dopo l'incrocio con via Brigata Marche addirittura si sdoppia nei due sensi. Meglio tre piste che niente? Non è detto, vista la confusione nel loro utilizzo. Oggi pedoni e ciclisti si mischiano in tutti e tre i percorsi, con una completa sicurezza per nessuno.

A porta San Tomaso si attraversa, percorrendo il put esterno grossi problemi i ciclisti non ne incontrano. In alcuni tratti è un po' stretta e condivisa con i pedoni, ma sono dettagli. A varco Manzoni e porta Carlo Alberto la segnaletica potrebbe essere più definita (finisce o no la pista ciclabile?). Altro ponte critico al ponte di viale Tasso. Prima l'attraversamento al Portello degli Alpini, poi in senso inverso il vero pericolo. La pista ciclabile inizia sul ponte, e il marciapiede troppo stretto all'incrocio con via Venier, costringe i ciclisti a scendere sulla carreggiata delle auto, in un tratto molto stretto, e a risalire poi sul ponte. Per raggiungere il terraglio, via Fratelli Bandiera, anche qui la pista è una striscia gialla sull'asfalto, e poi su per il cavalcavia in corrispondenza della stazione. E qui sorgono altri problemi, le auto passano a pochi centimetri dai ciclisti. Meglio scendere e farsela a piedi sul marciapiede. All'inizio del Terraglio, le auto in sosta per i negozi non lasciano tranquilli i ciclisti, fino all'incrocio con via del Mozzato dove inizia un percorso ciclopedonale, che, con qualche slalom tra park e marciapiedi, porta fino alla rotonda della tangenziale.

ITINERARIO BLU: OSPEDALE-SAN GIUSEPPE. All'ospedale inizia la pista ciclabile realizzata recentemente da Ca' Sugana. Il primo tratto è ben protetto, poi è esposto come gli altri al traffico. In via Scarpa i vecchi stalli mal cancellati continuano a essere utilizzati dalle auto, poi una ventina di metri prima della rotonda, la pista ciclopedonale, diventa solo pedonale (perché?). Impossibile attraversare il sottopasso di via Venier in bici, qualcuno ci prova e oltre a beccarsi le strombazzate degli automobilisti, e a rallentare il traffico, si espone al rischio di coloro che cercano comunque di superare le bici ancora all'interno del sottopasso. Meglio svoltare a sinistra, su via Venier, e poi imboccare il cavalcavia da via Sant'Antonino e via Marco Polo. E qui altro caos: per chi vuole girare in via Zermanesa o sotto il cavalcavia c'è da prestare molta attenzione alle diverse direttrici che si incrociano in quel punto. Poi si sale sul cavalcavia (con gli stessi rischi già detti) per scendere poi in pizzale Duca D'Aosta. Sul lato opposto inizia la pista ciclabile, ma per imboccarla è necessario scendere dalla bici e attraversare a piedi fino al sottopassaggio pedonale. Poi viale Trento Trieste e viale Oberdan son un susseguirsi di alberi con fronde che richiedono uno slalom, e radici che spaccano l'asfalto (come davanti all'Inps). Per qualche anziano un bel problema. Ponte de Fero, che fare? Se non si vuole correre sulla carreggiata del put contro mano e sfidare la sorte, meglio scendere dalla bici prima, e utilizzare il marciapiede. Poi di nuovo pista ciclabile fino a porta Santi Quaranta. E qui continuano le note dolenti. Viale Montegrappa ha una pista ciclabile, nel primo tratto anche protetta, ma il manto stradale è pieno di buche e squarci. Poi si passa alla solita striscia gialla a proteggere i ciclisti dal traffico delle auto, fino alla zona Eden. Dove basta osservare via Cattaneo, per scegliere di percorrere viale XV luglio e il sottopasso pedonale, che porta a via Bernardi. Qui la seconda ciclabile realizzata nell'ultimo anno, e questa volta veramente protetta. Quasi fino alla chiesa di San Giuseppe, dove la pista si interrompe. Tanti auguri ai ciclisti che si avventurano in Noalese.

VIOLA: STRADE VARIE. Da tempo lo si dice, in centro i ciclisti se la possono anche cavare con tranquillità, ma è nei viali di collegamento alla città che si riscontrano i veri problemi. viale Luzzati è l'esempio più significativo, sono stati sistemati i marciapiedi, ma non si è pensato alle bici in una strada percorsa da centinaia di ciclisti. Il risultato è che i marciapiedi hanno stretto la carreggiata, e spazio per le bici non ce n'è. Via Montello ha la stessa sorte, e poco più avanti ci sono le scuole Fermi e Luzzatti. In Borgo Cavour la pista è scambiata per parcheggio dai genitori del Pio X. Senza dimenticare il palo di via Roma. E' sempre lì, a centro pista.

VERDE: VIA SANT’ANONINO. Basta uscire dalla Greenway a Sant’Antonino per capire cosa vuol, dire pista ciclabile. Non una traccia di pista ciclabile. Proseguendo verso Treviso, vicino a via Alberghetti, si trova una semplice striscia gialla sull’asfalto. Se nessuno vi parcheggia sopra – cosa rara – si può arrivare fino all’altezza col supermercato Eurospin. Poi la giungla. Il sottopasso della tangenziale è riservato a chi ha fegato davvero, la prosecuzione verso Treviso consigliabile a chi è lesto a schivare le porte delle auto posteggiate che si aprono all’improvviso. E poi c’è da scalate il cavalcavia.

 

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