Capannoni e negozi abbandonati Il parco commerciale è deserto

Nato prima della crisi, doveva portare posti di lavoro e ricchezza: hanno chiuso quasi tutti gli spazi É diventato il tema principale della campagna elettorale: riqualificazione, demolizione o riuso?

VILLORBA. Il rumore delle ruote dei carrelli carichi sull'asfalto e sulle grate del parcheggio è solo un ricordo. Il frastuono dei macchinari si è fatto più flebile. Il via vai dei camion che caricano e scaricano merce non è più un problema nemmeno per gli ambientalisti meno indulgenti. La zona industriale di Villorba oggi si presenta così: poco, molto poco produttiva. Eppure in questo modo la definiscono i piani regolatori. In alcune zone è addirittura deserta. All'ex parco Commerciale del Panorama resistono ancora in pochi, la Maber è diventata un monumento della crisi economica. E i cartelli con le scritte "affittasi" e "vendesi" sono diffusi a macchia di leopardo in tutta la zona industriale.

Chi si troverà ad amministrare Villorba per i prossimi cinque anni dovrà segnarselo nell'agenda dei lavori, per la zona industriale servono soluzioni: rilancio, conversione o riqualificazione che sia. Al Parco commerciale di via Pacinotti il tracollo è iniziato con il fallimento di Treviso 81, la società che aveva creato e gestito il parco, e di Pontebbanauno, che ne introitava gli affitti. Ne è scaturito un domino, che ha trascinato quasi tutti. Il primo a mollare è stato Trony, poi Granbrico e Grancasa si sono uniti sotto lo stesso capannone, lasciandone vuoto uno altrettanto grande esattamente di fronte. E poi Panorama, che ha chiuso per spostarsi poche centinaia di metri più in là a Castrette, dove c'era un centro commerciale a sua volta lasciato vuoto. Lo aveva costruito l'Unicomm, ma non ci aveva lavorato nemmeno un giorno. Spazio per entrambi probabilmente non c'è mai stato. Eppure le autorizzazioni urbanistiche e le licenze, nell'epoca in cui garantivano bilancio gonfi alle amministrazioni, erano arrivate. Al parco commerciale di via Pacinotti sono rimasti, oltre a Granbrico e Grancasa nello stesso stabile, Pittarello, la catena del Made in China Ina market, Piazzafffari e un negozio di ottica.

Tutti gli altri se ne sono andati, molti spazi non sono nemmeno mai stati occupati. Oggi resta una distesa di cemento su tre piani. Centina di parcheggi sul tetto, sul piano, e nell'interrato. A scorrerli con lo sguardo viene da chiedersi come si potesse pensare di riempirli tutti. Tre distese di cemento, una sopra l'altra, vuote, lasciate all'incuria e alla criminalità (solo lo scorso anno i vigili scoprirono un centro di ricettazione nel sotterraneo).

A sud dell'ex Panorama ci sono aziende che resistono e continuano a produrre. Ma sono incastrate tra capannoni abbandonati da anni. Scendendo sulla Pontebbana verso Treviso si scorgono concessionarie in vendita, scheletri di cemento come l'ex Mondial, che avrebbero dovuto rappresentare la conversione dall'industria alla residenza, e invece stanno lì a mostrare il crack di quel modello di sviluppo.

Verso Fontane, nell'area industriale al confine con Treviso, si presenta la stessa alternanza, quella di un bush industriale, tra solidi arbusti che resistono in mezzo all'aridità di capannoni silenziosi come un cimitero. E da qui tra poco se ne andrà anche Marchiol, verso Roncade. Con Villorba non è stato trovato l'accordo per una nuova sede.

A Castrette si specchiano la Villorba del miracolo e quella della crisi. Da una parte il magazzino robotizzato di Benetton, di fronte i 47 mila metri quadrati della Maber. Costruiti per triplicare affari e dipendenti dell'azienda di impianti e illuminazione, e finiti per essere la ragione del tracollo dell'azienda. Oggi la struttura, fatalità color ruggine, si erge come un monumento. Vandalizzato, usato come dormitorio dai balordi, e recentemente diventato la tomba di un uomo finito anch'egli nella spirale delle difficoltà economiche. Lontano dal frastuono dei macchinari, e dai carrelli carichi per la spesa.

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