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La famiglia Panto cede Antenna Tre

Si chiude l’avventura iniziata da Giorgio nel 1994: affitto di ramo d’azienda all’imprenditore trevigiano Roberto Paladin

di Fabio Poloni
2 minuti di lettura

Finisce l’era Panto: Antenna 3 cambia proprietà. La storica emittente televisiva del Nordest passerà di mano tramite un affitto di ramo d’azienda: questo è l’accordo contenuto in un contratto preliminare già firmato. A subentrare a Thomas Panto, figlio dello scomparso editore e politico Giorgio, sarà una società che fa capo a Roberto Paladin, imprenditore trevigiano della comunicazione.

Sul preliminare d’accordo campeggia una data, ed è quella del prossimo 7 maggio: da quel giorno Antenna 3 inizierà una nuova vita. Restano da capire i contorni economici dell’accordo e anche quelli occupazionali: la nuova società facente capo a Paladin, Eu Regional Media, dovrebbe prendersi in carico ventuno dipendenti della attuale Antenna 3 sulla cinquantina attualmente in organico, tra giornalisti e tecnici. E gli altri? La questione sarà seguita in prima linea dalle associazioni sindacali di categoria.

L’uscita della famiglia Panto, se davvero quel preliminare andrà definitivamente in porto, arriva dopo una lunga crisi che ha investito sia il settore dell’arredamento, core business della famiglia, sia quello dell’editoria. Da mesi la situazione dell’emittente è difficile, con stipendi arretrati insoluti: il personale ha da poco ricevuto la busta paga di novembre e parte di quella di dicembre. A febbraio i giornalisti di Antenna Tre hanno indetto uno sciopero di una settimana: «Insostenibile continuare a lavorare da mesi senza stipendio», ha spiegato il comitato di redazione. L’emittente, come ha spiegato l’amministratore delegato Antonio Barcella, paga soprattutto il ritardo con cui il governo sta distribuendo i finanziamenti garantiti alle piccole emittenti. Nel 2014 il gruppo di San Biagio ha ricevuto quasi 964 mila euro di contributo stanziato dal ministero dello Sviluppo economico. Cifra simile (anzi, in teoria leggermente superiore) dovrebbe arrivare tra poco: l’azienda ci conta per dare ossigeno alle casse e poter pagare tutti gli arretrati ai giornalisti. L’emittente trevigiana è passata in questi mesi attraverso un pesante piano di contenimento dei costi: dalla fine dello scorso anno i dipendenti hanno visto trasformare il loro contratto di lavoro da tempo pieno a part-time.

A gennaio dello scorso anno l’emittente aveva deciso di chiudere le sedi di Belluno e di Trieste. Una crisi che si trascina da mesi, e che ora ha spinto Thomas Panto (assieme alla sorella Elisa, titolari della T-Vision che controlla il 96% di Antenna Tre Nordest Spa) alla decisione definitiva: cedere. Se il preliminare va in porto è l’addio della famiglia dopo ventidue anni: era il 1994 quando Giorgio Panto acquistò l’emittente di San Biagio di Callalta, fondata nel 1978, dalla famiglia Bernardi. Galeotto fu uno spogliarello: Giorgio Panto, con il suo fiuto da imprenditore, capì immediatamente la dirompenza del messaggio pubblicitario veicolato in televisione e legò il marchio «Panto finestre» a una trasmissione cult, Colpo Grosso. E cosa c’era di meglio di una tivù locale per lanciare il suo messaggio politico, quando Panto decise di scendere in campo? Ecco allora l’acquisto non solo di Antenna Tre, bensì anche di TelenordeSt e Telealto Veneto in quello che è diventato un vero network regionale. Dopo la tragica scomparsa di Panto, novembre 2006, l’impero di famiglia - tivù compresa - è passato agli eredi. Ora la storia prende una svolta.

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