Crisi del latte, chiuse 135 stalle nella provincia di Treviso

Bilancio 2015 pesantissimo. Confagricoltura: «L’industria ignora gli accordi sui prezzi di vendita»

TREVISO. Una stalla su tre chiusa nella fascia Pedemontana e nella zona di Fontanelle e Mansuè. Un mercato in crisi e un settore il bilico. È delicatissima la situazione del settore lattiero caseario della provincia di Treviso che nell’arco di un solo anno ha visto sparire 135 stalle passando dalle 657 del 2014 alle 522 del 2015.

A determinare la crisi del settore sempre il problema delle quote latte, dei costi di produzione e dei relativi prezzi di vendita. Un equilibrio difficile (ma qualcuno lo considera, oggi, impossibile) che continua ad alimentare proteste e manifestazioni di piazza e sul quale – va detto – le varie sigle della rappresentatività associativa non sembrano riuscire a creare un fronte comune.

crisi del latte
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L’ultimo affondo è di Confagricoltura che denuncia la situazione della Marca ma anche il drastico quadro regionale: «Nel 2015 in Veneto hanno chiuso 431 allevamenti di vacche da latte, con 3.131 stalle attive a fronte delle 3.562 del 2014. Dai dati di Veneto Agricoltura risulta inoltre un calo del fatturato dell’11 per cento, nonostante la produzione sia salita a 11 milioni di quintali latte con un aumento pari allo 0,5 per cento».

L’associazione cita i dati di Aprolav, l’associazione regionale Produttori Latte del Veneto che aggrega oltre 3.500 aziende di tutte le provincie della regione e tiene aggiornatissimo il borsino dei prezzi di vendita e acquisto, come il censimento delle attività sul territorio. Di qui la classifica del drastico 2015 di Marca che vede al primo posto San Zenone degli Ezzelini che ha perso 7 delle diciotto aziende, seguita da Fontanelle che ha visto chiudere 6 stalle su 20, Codognè che ne ha contate 5 in meno (su 18), Fonte e Mansuè che ne hanno perse entrambe cinque su 16 e cinque su 15.

Ma la crisi del settore si traduce in un male diffuso sui due terzi della provincia. Solo in 34 comuni sui 95 della Marca non si contano perdite nel settore. Un dato però che non basta a blindare questi territori e queste aziende come lo zoccolo duro, esente dalla crisi. «Il latte viene attualmente pagato anche 30 cent al litro a fronte di un costo di produzione di 42 cent nonostante l’accordo siglato a fine 2015 tra industrie e agricoltori al ministero delle Politiche agricole, che aveva fissato il prezzo a 36 centesimi» attacca Fabio Curto, allevatore trevigiano e presidente della sezione lattiero casearia di Confagricoltura Veneto. «L’accordo scadrà a fine marzo e si vocifera che non verrà rinnovato» incalza Curto, «ad aggravare il quadro la contrazione del consumo di latte stimata, in Europa, attorno al 5 per cento a fronte di un’eccedenza di produzione che si attesta sul 4 per cento».

Nei giorni scorsi a gridare «aiuto» erano stati gli allevatori di Paese, ad oggi il comune con il maggior numero di stalle della provincia (18), seguito da Asolo (14), Fontanelle (14), Crespano del Grappa (13). Con loro vuole schierarsi Confagricoltura e Cia hanno convocato per l’8 marzo a Vedelago (ore 10.30, sala bibliocveta) un summit con i produttori. «Sarà l’occasione per tracciare le possibili vie d’uscita dalla grande crisi italiana ed europea del settore» dicono dall’organizzazione che spera di compattare le fila del settore. «Diciamo sì all’unione con le altre associazioni per salvare tutte le nostre stalle» sottolineano i vertici di Confagricoltura.

L’appello sarà ascoltato? Ieri il pressing di Coldiretti allo Stato: «Occorre dare immediatamente una boccata di ossigeno alle imprese agricole che da troppo tempo sono costrette a lavorare con prezzi di vendita al di sotto dei costi di produzione» dice Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso, « serve una moratoria su mutui e prestiti agli allevamenti di 24/36 mesi e un riposizionamento debitorio dal breve al medio lungo termine».

Federico de Wolanski

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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