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I PICCOLI CRESCONO BENE

Va meglio il 78 per cento del comparto, ma in vetta solo Geox chiude con un lieve utile

di MORENO MANCIN
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di MORENO MANCIN

Il comparto della Calzatura, tessile e abbigliamento è uno settori più importanti dell’economia trevigiana, il secondo per volume di affari generato – che arriva a sfiorare i 5 miliardi di euro –e il terzo per numero di imprese rappresentate, pari a 50.

Dopo due anni non particolarmente brillanti, le imprese del settore registrano importanti segnali di ripresa con un incremento dei ricavi aggregati del 9,2% sul 2013 e del 4,2% sul 2012. La crescita ha interessato ben il 78% delle imprese del settore, segno di una netta inversione di tendenza rispetto ai corrispondenti dati del 2013 dove si era registrata una sostanziale contrazione dei ricavi a livello di settore. Il dato tuttavia più confortante arriva dall’importante ripresa anche della redditività da parte di molte imprese.

Quelle in grado di chiudere i conti in utile sono ben il 78% del campione e di queste ben il 68% ha visto un miglioramento del risultato di periodo rispetto al corrispondente dato del 2013. Questo importante risultato sembra principalmente imputabile ad una crescita della redditività operativa che a livello aggregato sale dal 4,2% del 2013 al 6,2% del 2014 in termini di Ebitda/Ricavi.

Il trend di generale miglioramento dei risultati aggregati tuttavia nasconde andamenti molto differenziati tra le piccole e le big del settore. Le Top 25% della classifica, pur presentando dati in netto miglioramento sul 2013, registrano livelli di performance nettamente inferiori su tutti i fronti rispetto alle imprese di minori dimensioni. Queste ultime, imprese con un fatturato compreso tra i 14 e i 16 milioni, presentano ricavi in crescita del 14% (contro l’8,9% delle grandi), una redditività operativa del 7,1% (rispetto al 5,7% delle big) e riescono a chiudere tutte i conti in utile contro un più modesto 53,8% delle imprese di maggiori dimensioni. Sorprende anche il dato relativo all’indebitamento, dato che tra le bottom 25% si registrano mediamente imprese con una struttura finanziaria nettamente più solida e in miglioramento rispetto al 2013: lo scorso anno, infatti, grandi e piccole registravano un ricorso all’indebitamento per finanziare i propri investimenti pari a circa il 67% sia per le grandi che per le piccole. Nel 2014 le piccole sono scese per questo indicatore al 65,9%, mentre le grandi hanno visto, a livello mediano, un netto peggioramento del livello di indebitamento, raggiungendo l’80,8%.

Se spostiamo l’attenzione alle principali aziende del settore, nella parte alta della classifica troviamo tre imprese storiche del territorio come Benetton Group, LIR (finanziaria del Gruppo Geox) e il Gruppo Tecnica, seguite al quarto posto da Equibox holding proprietaria del noto marchio Replay. A conferma dei dati appena illustrati, tra le top del settore solo l’azienda controllata dalla famiglia Polegato è in grado di chiudere i conti con un modesto utile, anche se registrano tutte volumi di vendita in progresso rispetto al 2013.

Se allarghiamo lo sguardo alla top 20, ben nove aziende rilevano una chiusura in perdita, mentre solo tre riportano contrazioni di fatturato. Tra queste rientra anche il gruppo Stefanel con un -7,7% di ricavi sul 2013 e ben -16,6% rispetto al corrispondente dato del 2012.

Che il periodo difficile non sia definitivamente alle spalle traspare anche dalla capacità di creare valore delle imprese trevigiane della calzatura, tessile e abbigliamento, misurata attraverso il differenziale di leva. Sebbene il dato sia in tendenziale miglioramento, metà di queste imprese non riesce ad andare oltre un differenziale di leva dell’1,9%. Ciò significa che il rendimento del capitale investito supera di poco il costo medio del capitale raccolto a debito. Tuttavia anche qui il dato si presenta in netto miglioramento se si considera che nel 2013 il corrispondente indicatore non era riuscito a superare lo 0,5%.

Per concludere, il vento della ripresa ha interessato e coinvolto anche il comparto in esame, anche se la forte crisi che ha interessato le imprese del settore negli scorsi anni ha lasciato il segno e, in qualche modo, sembra aver inciso sulla capacità di reazione soprattutto delle imprese di maggiori dimensioni.

Le imprese più piccole, al contrario, sfruttando la relativa flessibilità e velocità di reazione ai cambiamenti dell’ambiente, hanno già imboccato un percorso virtuoso di crescita che lascia ben sperare per il rilancio di uno dei settori più importanti del territorio della Marca.

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