Bimbo musulmano in classe: "Uccidiamo il papa"

Shock alle elementari di San Zenone per le frasi di un alunno macedone: la preside segnala il caso al ministero

SAN ZENONE. Un bambino di otto anni di fede islamica inneggia alle stragi di Parigi e la dirigente scolastica lo segnala al ministero. «Hanno fatto bene, adesso andremo a Roma a uccidere il Papa», le parole dell’alunno, di origine macedone; che frequenta la scuola elementare di San Zenone degli Ezzelini (Treviso) e ha parlato così in aula, mentre la maestra stava spiegando gli attentati di Parigi.

«Un alunno di classe quarta della scuola primaria di San Zenone», riferisce la dirigente Rosita De Bortoli «in seguito ai fatti di Parigi si è così espresso: “Hanno fatto bene, è giusto quello che hanno fatto, adesso andiamo a Roma e uccideremo il Papa”». La comunità macedone ha preso le distanze - «Vogliamo un incontro con la preside per chiarire la vicenda», fa sapere - mentre nell’elementare è calato il gelo e la direttrice De Bortoli, senza pensarci due volte, ha inviato immediatamente una mail alla Farnesina: «In questi giorni, successivi alla tragedia di Parigi, gli animi dei bambini sono particolarmente e sensibili ed è inaccettabile turbarli con discorsi che inneggiano alla violenza, tanto più che si parla molto di Giubileo, dell’apertura della Porta Santa e di Papa Francesco. Perciò mi è sembrato opportuno rivolgermi all’autorità ministeriale per capire come devo comportarmi».

La mail attende risposta mentre la famiglia del ragazzino sembrerebbe ancora all’oscuro dell’accaduto: «Nei giorni scorsi, quando la maestra è venuta a riferirmi cos’era successo in classe mi è dispiaciuto sentire quelle parole», continua De Bortoli «non ho ancora parlato con i genitori, li contatterò presto». L’atteggiamento del piccolo ha insospettito e preoccupato la preside: «Mi sento responsabile per tutta la comunità scolastica, il mio timore è rivolto a tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro etnia o fede religiosa, nelle nostre scuole siamo per l’accoglienza, la partecipazione e l’integrazione». È tutto? Quasi: «Ho parlato anche con i carabinieri, informandoli della vicenda», conclude. Il paese però si divide e c’è chi difende l’alunno puntando il dito contro alla sua famiglia. «I bambini parlano in libertà senza pensare a quello che dicono», commenta una mamma, «a quell’età non hanno la percezione esatta della realtà, sono sono come delle spugne, assorbono le parole le frasi che sentono, magari senza coglierne il significato»; e ancora: «Tutto parte dall’educazione ricevuta in famiglia, se il ragazzino ha pronunciato una frase del genere è perché l’ha sentita in casa».

È sconvolta invece la comunità islamica che prende le distanze dalle dichiarazioni dell’alunno ma nello stesso tempo cerca un confronto diretto con la dirigente scolastica: «Siamo presenti nel territorio da più di venticinque anni, viviamo accanto ai cittadini italiani», dichiara Nevzo Mehmedi, presidente dell’associazione “Ponte” ad Asolo «e in tutto questo tempo non abbiamo mai avuto problemi, siamo bene integrati con il resto della popolazione, qui c’è un livello di convivenza molto elevato». Che un bambino di otto anni abbia potuto pronunciare quelle parole «è stata una vera sorpresa», continua Mehmedi «ma la preside si è comportata come il bambino, non capiamo perché non abbia contattato la famiglia invece di creare allarmismo e segnalare il fatto a Roma e ai carabinieri». Morale della favola? «Sicuramente andremo a fondo di quanto è successo, tutta la comunità macedone chiederà una spiegazione alla dirigente della scuola per comprendere la portata reale di questa storia». Intanto, a San Zenone degli Ezzelini, c’è chi manifesta inquietudine e chi si domanda se davvero il piccolo macedone conosca il significato della parola terrorismo.

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