In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Picchia il ladro e si vanta su Facebook: «Così mi faccio giustizia»

San Zenone, presidente di un’associazione storica sorprende un trentenne nella sua auto e poi inneggia sui social al rigattiere Ermes

di Vera Manolli
2 minuti di lettura

SAN ZENONE. Sorprende il ladro che tenta di rubargli l’auto e lo pesta. Poi su facebook Raffaele Pellizzari si vanta, inneggiando a Ermes Mattielli, il rigattiere di Arsiero (Vicenza) morto d’infarto la settimana scorsa e salito alla ribalta mediatica dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi inflittagli per aver sparato, ferendoli, a due malviventi che rubavano nel suo deposito. Proprio ieri si sono celebrati i funerali dell’artigiano davanti a una folla di mille persone.

Succede a San Zenone. Raffaele Pellizzari, 49 anni, non si lascia prendere dal panico e, quando vede un uomo armeggiare vicino alla sua Fiat Punto, lo rincorre per la piazza e inizia a dargliele di santa ragione. «Se tornassi indietro lo rifarei» confessa. Nessun pentimento per il presidente dell’associazione “Masnada de Pedemonte” che ha preferito farsi giustizia da solo.

È venerdì sera quando Pellizzari parcheggia la sua Punto nella piazza del paese: «Sono entrato nel bar per prendere un caffè», racconta. «Mi sono fermato pochissimi minuti. È entrato un amico e mi ha avvisato di aver visto qualcuno armeggiare vicino alla mia auto».

I due sono usciti immediatamente dal locale e si sono precipitati in piazza Rovero. «Prima ho chiesto al giovane cosa stesse facendo e perché si trovasse così vicino alla mia auto» riferisce Pellizzari «Subito si è difeso rispondendo che non aveva toccato niente». Ma Pellizzari, che ha un regolare porto d’armi, assieme all’amico, che pochi istanti prima aveva visto il ladruncolo intenzionato a scassinare la portiera, non gli crede. Così i due, arrivati nel parcheggio, passano dalle parole grosse a schiaffi e pugni. Il giovane, macedone di 30 anni, prova a ribellarsi e a difendersi, ma non riesce a scappare alla presa dei due.

«Non abbiamo avuto alcun timore, lo abbiamo picchiato», dice Pellizzari, «E lo rifarei perché questa è la punizione giusta per chi non ha rispetto delle cose altrui. Non aveva armi con sè e francamente non mi avrebbero fermato nè una pistola nè un coltello e neppure lo stesso cacciavite che stava utilizzando per scassinarmi l’auto». Dopo calci, schiaffi e pugni, e «con il sangue che gli usciva dalla bocca alla fine lo abbiamo lasciato andare». Dopo la colluttazione il trentenne stremato «ha ammesso che voleva rubare l’auto, forse aveva visto il computer che avevo lasciato sul sedile, poi ci siamo accorti che aveva un cacciavite e altri attrezzi del suo “mestiere”». Dopo l’ammissione, il pentimento del malvivente. «Era disperato, ci ha detto che lo faceva per fame, perché non ha più un lavoro e vive ancora con i suoi genitori e così può aiutare economicamente la famiglia», dichiara Pellizzari che dopo aver malmenato il trentenne non ha sporto denuncia, ma ha postato su Facebook la sua rabbia: «Ermes, non sei morto invano». «Non ho voluto consegnarlo alle forze dell’ordine non perché non abbia fiducia nella giustizia», continua, «ma solo perché sono sicuro che facendo così non andrà più a rubare: ha capito la lezione». «Certo, abbiamo reagito d’impulso», si giustifica il 49enne, «poi, mentre sanguinante ci spiegava tutti i suoi problemi, lo abbiamo lasciato andare».

I commenti dei lettori