«Noi due, gay e genitori grazie all’utero in affitto»

La storia di una coppia di professionisti e della figlia Anna, che ora ha 13 mesi Per coronare il sogno sono andati in California. Ma in Italia la legge gli è contro

Diventare genitori, quando si è una coppia omosessuale, aggirando una legge. Si può? Sì, grazie all'utero in affitto. Ne è la prova il sorriso di una piccola di tredici mesi che muove i primi passi tenuta per mano dai suoi due papà. Marco e Leonardo (i nomi sono di fantasia vista la delicatezza della vicenda) una coppia gay che ha deciso di raccontare la propria esperienza venerdì pomeriggio alla libreria Feltrinelli di Treviso, durante la presentazione di “Genitori G.a.y. Good as you”, un libro sull'omogenitorialità scritto da Sarah Kay per Tempesta Editore.

La decisione. Marco e il suo compagno sono partiti da un paesino della Pedemontana per volare in California con l'obiettivo di avere un figlio ricorrendo alla “gestazione per altri”. Una pratica illegale in Italia ma permessa in altri Paesi d'Europa, così come in India e negli Stati Uniti, dove si trovano ragazze che mettono il proprio utero a disposizione di coppie con problemi di sterilità, coppie omosessuali, o anche single. Ed è proprio al di là dell'Atlantico che i due professionisti hanno trovato la donna che ha “prestato” loro ovuli e grembo. «Il nostro è un percorso di due uomini che stanno assieme da nove anni e che avevano maturato un forte desiderio di creare una nostra famiglia» racconta Marco «abbiamo cercato di capirne di più per trovare la strada corretta e rispettosa di tutte le parti coinvolte. Il viaggio in California è stato illuminante. Lì omosessuali ed eterosessuali hanno gli stessi identici diritti. La “gestazione per altri” è permessa».

Il web. Navigando sul web se ne ha la prova. Decine di siti forniscono informazioni sull'iter medico e legale da seguire. Un business importante, con prezzi che oscillano dai 20 ai 100 mila euro a gravidanza. «Il sogno non ha prezzo» replica Marco che, insieme al partner, ha deciso di provare. «Nel 2013 abbiamo preso i contatti con una clinica» continua il giovane papà. Due le donne coinvolte. La prima per la donazione degli ovuli, la seconda, già sposata e madre di tre bambini, per l'impianto dell'embrione. Dopo nove mesi di attesa, trascorsi tra ecografie e telefonate a distanza con la mamma biologica, è venuta al mondo Anna. Come da accordi la partoriente non ha riconosciuto la neonata. Il bébé è passato direttamente nelle braccia dei neogenitori veneti. «Eravamo frastornati, felici, emozionati. E' stato un momento indimenticabile. Il completamento della nostra famiglia» ricordano Marco e Leonardo. Una volta usciti dall'ospedale americano, il ritorno in tre.

I divieti. Visto che l'utero in affitto è vietato in Italia, esistono veri e propri studi legali statunitensi, specializzati in “reproductive law” che assicurano il rientro nel Paese d'origine senza guai giudiziari per le coppie. Per non essere accusati di “alterazione di stato di nascita”, rischiando il carcere e una multa milionaria, è infatti indispensabile che il neonato ottenga dall'anagrafe italiana il certificato di nascita e quindi l'attestazione di genitorialità. Così è stato anche per la piccola Anna. «Nostra figlia in California ha un documento di nascita che riporta i nomi di entrambi i papà come genitori. Per l'Italia tutto questo non è possibile e quindi il certificato di nascita riporta solo l'indicazione di un padre, legale e biologico, che corrisponde al mio compagno» continua Marco «io invece non figuro da nessuna parte. Per il nostro Stato non sono niente e nessuno».

La famiglia. Mentre le norme tengono saldi i divieti, Marco e il compagno si occupano insieme di Anna tra pappe, biberon e ninne nanne. Da settembre la bambina ha cominciato a frequentare l'asilo. «Non vedo il pregiudizio negli occhi dei suoi compagni, né in quello dei nostri vicini di casa e dei nostri amici. Tutti sanno la nostra storia, abitiamo in un piccolo paesino di provincia» conclude Marco «credo che la società sia pronta ad accogliere, anche la politica dovrebbe muoversi in questa direzione, progredendo. Viviamo in uno Stato laico, il diritto a diventare genitori dovrebbe essere esteso a tutti. La nostra famiglia aspetta fiduciosa quel momento».

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