Nasce il piatto intelligente che “parla” con lo chef

Il prototipo brevettato dal ristoratore Frizzarin. Schermo incorporato, così il cliente comunica intolleranze e spia il cuoco

TREVISO. Tutto è iniziato mesi fa quando Andrea Frizzarin, giovane imprenditore della ristorazione, ha sognato un piatto intelligente, capace di riconoscere il cliente, aiutarlo, accompagnarlo nella scelta del menù. Un’idea, ma soprattutto una sfida che oggi si sta concretizzando grazie ai disegni di Giovanna Girardi, neo architetto che ora studia a New York, e alla mano di un marmista Andrea Pongiluppi, che ha tradotto il sogno in una “cosa” vera, che dopo aver preso forma sta evolvendo.

Si chiama Dishplay (neologismo che unisce “dish” – piatto – a display), è fatto di marmo e, al suo interno, lungo il bordo che fa da cornice al cibo, ha incastonato un piccolo computer dotato di touchscreen resistente a temperature ed acqua. A cosa serve? Frizzarin lo spiega in poche parole: «Fare educazione alimentare». Ma solo perchè con la testa sta già pensando a come farlo lavorare nel modo migliore tra programmazioni software, risoluzione dei problemi e tante serate passate con esperti vari a migliorare il progetto già assicurato dal brevetto.

Per spiegare tutto bisogna fare una premessa: parliamo di ristorazione medio-alta, di cucina futura, di innovazione al ristorante. Dishplay è un piatto, ma anche un cameriere, un sommelier, un consulente medico, un informatore turistico che funziona attraverso pochi semplici passi. All’interno del cervello elettronico del piatto è inserito un software che permette di inserire, all’occorrenza, i propri dati su intolleranze e problematiche alimentari prima di iniziare a navigare il menù dal quale, nel caso, vengono automaticamente “oscurati” alcuni piatti o parti di questi. La scelta delle specialità poi avviene con un tocco, avendo al contempo la possibilità (se lo chef lo permette) di eliminare qualche ingrediente dalla preparazione e selezionare il vino da abbinare alla portata sulla base di indicazioni che possono essere fornite dallo stesso ristorante. E tutto potendo consultare dal piatto da dove vengono i prodotti scelti dalla cucina, i vini e perfino ciò che sta a monte di questi.

Un tocco e parte la comanda in cucina dove il cliente potrà spiare sempre attraverso lo schermo sul piatto in attesa che arrivi il pranzo, o la cena scelta. «Il cliente avrà un rapporto diretto con lo chef e il locale» spiega Frizzarin, «mentre il ristorante potrà mettere sul piatto, e scusate il gioco di parole, tutte le proprie peculiarità documentando il valore dei propri cibi, vini, delle proprie preparazioni. La tutela della salute si unirà così alla valorizzazione della cucina... ma le potenzialità sono tantissime». Il prototipo di Dishplay è stato presentato all’Expo in concomitanza con la performance di “Sile, oasi d’acque e di sapori” che ha messo sul piatto alcune specialità proprio sul piatto “intelligente” realizzato in marmo, come tutti i modelli a seguire. Perchè? «È un elemento che caratterizza l’Italia e la cucina», dice l’inventore, «Dishplay non vuole essere un giochino ma un supporto elegante che dia lustro anche ai locali che sceglieranno di affidarsi alla sua tecnologia». È bene parlare al futuro, perchè se anche Dishplay già esiste, la strada per portarlo in tavola non è breve. «Non ho fretta», dice Frizzarin, «tutto va fatto a dovere. E se qualcuno crede nel progetto, scherza, «sono qui, accetto aiuto per apparecchiare».

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