La "dolce morte" per le nutrie «Gabbie al monossido per ucciderle»

Nutrie in libertà

L'idea del Comune capoluogo: gas per eliminare subito il roditore
La Regione apre ai fucili: «Soppressione, non maltrattamento»

TREVISO. Una dolce morte per le nutrie. Sono talmente tante che le amministrazioni comunali non possono far altro che intervenire e ucciderle dopo averle catturate. Ma con gli animalisti sempre in agguato sono allo studio sempre più metodi alternativi allo sparo. L'idea di Ca' Sugana è quindi quella di affittare dalla Provincia gabbie che sparano monossido di carbonio una volta catturato il roditore, così da dare una dolce morte alle
nutrie.

In passato erano state fatte prove lungo il Tagliamento e i risultati sono stati talmente soddisfacenti che il settore Ambiente di Ca' Sugana sta studiando una situazione simile da proporre ai Comuni del bacino del Sile dove si concentra la maggioranza di roditori. Nelle scorse settimane la Regione Veneto ha fornito a tutti i comuni i metodi per il "contenimento" delle nutrie dando il via libera, di fatto, al loro abbattimento.

Le indicazioni date alle amministrazioni sono chiare: vietato il ricorso a veleni e rodenticidi «in quanto metodi non selettivi», ma via libera sia alla cattura mediante gabbie-trappole sia alla caccia delle nutrie catturate con carabine, fucili ad aria compressa o altri mezzi che «non comportino il maltrattamento degli animali». «La loro soppressione», aveva sottolineato la Regione, «dovrà essere "eutanasica", cioè nel minor tempo possibile dal momento della cattura, con strumenti che non ne comportino il maltrattamento». Meglio quindi se ammazzate sul posto, tanto che la Regione fornisce ai Comuni anche indicazioni specifiche per la raccolta e lo smaltimento delle carcasse, «che potrà avvenire negli stessi luoghi di cattura, quando il posizionamento delle trappole avviene in luoghi di difficile accesso».

Ca' Sugana sta quindi studiando di farsi dare dalla Provincia delle gabbie che, una volta catturata la nutria, abbiano uno strumento in grado di rilasciare il monossido di carbonio necessario per ucciderle. I corpi dovranno poi essere cremati, come stabilisce la legge. Ed è quest'ultimo punto a rendere costosa l'intera operazione. In provincia di Treviso i numeri oscillano dai 130 mila esemplari ai 200 mila, ma un vero censimento non è mai stato fatto.

L'assedio alla nutria, nonostante sia stato rilanciato più volte da vari fronti, compreso l'assessore provinciale Lorenzon, non è mai scattato. Ora però la Regione sembra voler spianare la strada a tutti i cacciatori dando di fatto carta bianca ai comuni e alle doppiette cui resta, però, il problema delle inviolabili "oasi verdi". L'assessore Lorenzon aveva tentato infatti di lanciare la moda della nutria a tavola («Si nutre di cose sanissime, potrebbe essere una risposta proteica a chilometri zero» ha detto), e per farlo aveva pure partecipato alla cena con piatti a base di nutria. Ma fino ad ora pochi ristoratori hanno risposto. (g.b.)

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