Assenze alla Electrolux, salta una linea

La produzione di frigoriferi realizzata a Ferragosto «bruciata» dal record di astensioni dal lavoro registrato ieri mattina

SUSEGANA. L’Electrolux ha ripreso ieri, a pieno ritmo, dopo le ferie, la produzione di frigo: due turni di 8 ore l’uno. La solidarietà, che attraversa le altre tre fabbriche del gruppo in Italia, è davvero un ricordo, qui a Susegana, più di 1100 addetti. Nonostante la contrarietà del sindacato, la mattina di Ferragosto si sono presentati in linea 101 lavoratori, compreso il direttore di stabilimento, Carlo Vanni, il triplo di quanto previsto dai delegati Rsu. Era la prima volta che accadeva nel gigante del freddo. Mezzo migliaio i frigo sfornati (di 70 euro il ‘premio’ salariale); una quota analoga, però, è andata persa ieri mattina, perché è saltata un’intera linea, a causa di coloro che non si sono presentati al rientro dalle vacanze. Clima teso, in stabilimento, tra quanti non hanno aderito alla proposta aziendale e gli stakanovisti di Ferragosto. I delegati Fiom hanno anticipato che saranno difficili ulteriori accordi sullo straordinario di sabato (ben 8 quelli concordati quest’estate) e Augustin Breda, una figura storica delle Rsu, ha diffuso una nota in cui afferma che nel sito trevigiano non ci sono più i presupposti per concedere la solidarietà, con la conseguente decontribuzione fiscale. Meglio, ad avviso del sindacato, passare subito a nuove assunzioni. Intanto, contro il lavoro a Ferragosto, era intervenuto nei giorni scorsi mons. Ivo Muser, vescovo di Bolzano –Bressanone. «La domenica ed i nostri giorni di festa - ha affermato – liberati dal lavoro non necessario, hanno un valore inestimabile da riscoprire e tutelare, anche contro ogni resistenza ed interesse privato, poiché apportano all'intera società un vantaggio». Ancora il vescovo: «Abbiamo bisogno della domenica e dei nostri giorni di festa con le loro opportunità sociali, familiari, culturali e religiose». Esattamente quanto hanno sottolineato in questi giorni le organizzazioni sindacali all’Electrolux. Chi è entrato in fabbrica, italiano o straniero che fosse (numerosi gli iscritti al sindacato) ha invece motivato la scelta con la necessità di lavorare «per la famiglia, l’azienda – e come ha sottolineato un operaio indiano – per il governo, in modo da pagare le tasse». «Sono qui pensando a chi il lavoro non ce l’ha; non potevo rifiutarlo», ha dichiarato Giovanni, 43 anni, all’uscita dal turno ferragostano. «Ma proprio per questo – lo ha rimbrottato un delegato – va fatto lavorare chi è disoccupato».

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