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Profughi chiusi nella ex Salsa, i sindaci: "Zaia deve coordinare"

Marrosu promette: "La caserma sarà un rifugio per 2 o 3 giorni"

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I rifornimenti di acqua alla Salsa 

TREVISO. Sulle proposte da rivolgere al Governo ci potranno essere visioni differenti ma sulla gestione dell'emergenza, dato che nessuno  in grado di arrestare il flusso di migranti, la Regione non può abdicare al suo ruolo. E' in sintesi il concetto espresso oggi da una decina di sindaci della provincia di Treviso, riuniti dal primo cittadino del capoluogo, Giovanni Manildo, alla presenza del presidente di Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello, i quali invieranno in giornata una lettera di richiesta di incontro con il presidente della Regione, Luca Zaia.

Intanto c'è stato un incontro nella serata di mercoledì tra il prefetto Maria Augusta Marrosu e il sindaco Giovanni Manildo. Il prefetto ha assicurato che la caserma di Santa Maria del Rovere rimarrà un rifugio per immigrati per al massino due o tre giorni. Intanto altri 80 immigrati sono attesi nelle prossime ore. Diciotto oggi a Treviso.

Nel frattempo è caos profughi nella Marca. Un centinaio di immigrati sono arrivati in provincia di Treviso, nell’arco di poco più di 24 ore, e le strutture di accoglienza, già piene, non hanno potuto ospitarli tutti. Ecco che allora la Prefettura ha adottato in tutta fretta una soluzione tampone ed in serata ha inviato alla caserma Salsa di Treviso una cinquantina di immigrati rimasti senza posto di accoglienza. Ora però c’è il rischio che la caserma del quartiere di Santa Maria del Rovere da soluzione provvisoria diventi un centro di prima accoglienza della Marca. E già si scatenano le prime polemiche a livello politico. Il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, interpellato in merito, è caduto dalle nuvole: «Non ne so nulla: tutto è stato fatto alle mie spalle». La Lega con Giuseppe Basso e Sandro Zampese tuona: «Alzeremo le barricate: la Salsa non sarà un ghetto».

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Caserma requisita, alla SAlsa arrivano i profughi]]

In Veneto, nelle prossime ore sono attesi altri quattro scaglioni da 380 immigrati, provenienti da Siracusa, Catania, Vibo Valentia e Messina. È ragionevole che una quota sarà destinata alla Marca ed il fatto contribuirà a rendere ancora più incandescente la situazione.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) I profughi chiusi dentro la Salsa con la catena]]

Zaia attacca: "L'ex caserma Salsa di Treviso, non rispetta gli standard regionali di accoglienza previsti". E' l'esito dell'ispezione disposte fin da ieri sera dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ed effettuata dai tecnici e dai sanitari del Dipartimento di Prevenzione dell'Ulss 9. "Quella struttura - afferma Zaia - risultata insalubre e priva di molti dei requisiti minimi richiesti. Quanto prima invieremo la relativa documentazione al sindaco di Treviso, nella sua veste di autorità sanitaria locale. E' dall'agosto 2014 - incalza Zaia - che sosteniamo che le caserme dismesse sono assolutamente inadatte a questo utilizzo. Nel caso della Salsa - aggiunge - sono risultati mancanti molti degli gli standard igienico sanitari previsti dal Protocollo operativo per il controllo delle malattie".

Luca Zaia intervistato 

"Profughi abbandonati qui, vergogna"

Scaricati in stazione. Nel frattempo a Montebelluna, in mattinata, c’è stato il caos. Un gruppo di 27 nigeriani, arrivati nella notte a bordo di una corriera da Crotone, sono stati scaricati nel piazzale della stazione ferroviaria di via Risorgimento a Montebelluna. Lì sono rimasti per tutta la mattinata e buona parte del pomeriggio con la protezione civile costretta ad intervenire per rifocillarli di acqua e panini.
Soluzione Salsa. Visti i continui arrivi, la Prefettura nel pomeriggio di ieri ha rotto gli indugi. Il prefetto Maria Augusta Marrosu, dopo un sopralluogo, ha deciso di inviare gli immigrati rimasti senza tetto, una cinquantina in tutto, negli edifici della caserma Salsa. A quel punto la politica, e non solo, s’è scatenata.

"Ho aperto le porte di casa ai profughi, perchè no?"

Manildo ignaro, Lega furiosa. Il sindaco Giovanni Manildo, che si è detto ignaro della decisione del prefetto, ha contestato la scelta, sia nel merito che nelle modalità: «La Salsa - ha detto - non è assolutamente idonea, posso capire una soluzione tampone, ma mi risulta che ci siano altre strutture demaniali in Provincia, peraltro più adatte, e non capisco perché non siano state prese in considerazione. Domani ne parlerò con il prefetto, ma chiedo un incontro al governatore, non è possibile che la Regione si chiami fuori». Furiosa la Lega che con l’ex assessore ai lavori pubblici Giuseppe Basso, capogruppo della Lista Gentilini, preannuncia barricate e attacca Manildo: «Non mi risulta che i locali della Salsa siano agibili per poter ospitare gli immigrati e ciò che sconcerta è che tutto sarebbe avvenuto alle spalle dell’ “ignaro” sindaco Manildo. Alzeremo le barricate perché la Salsa non diventi un ghetto». Il capogruppo consiliare della Lega, Sandro Zampese, rincara la dose: «Manildo deve prendere atto del fallimento delle politiche buoniste del suo partito. Impedisca l’utilizzo della Salsa o si faccia da parte».

Nella querelle interviene anche il segretario provinciale del sindacato di polizia Coisp: «La Salsa - puntualizza Berardino Cordone - è stata bocciata come sede delle forze dell’ordine ma ora si scopre idonea per raccogliere i profughi nonostante sia inagibile e vi sia il pericolo Eternit».
In passato, erano state prese in considerazione, altre ex caserme: la «Gotti» di Vittorio Veneto, la «Maset» di Codognè, la «Serena» fra Treviso e Casier, uno stabile demaniale sul Piave. Ieri la sorpresa: la pallina delle roulette si è fermata su Treviso, e sulla Salsa.
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