Fontego dei Tedeschi, via libera al restauro di Benetton a Venezia

Gru e lavori in corso al Fontego dei Tedeschi

Intervento legittimo, bocciato dai giudici di appello il ricorso di Italia nostra

VENEZIA. I lavori sono in corso da tempo e ora c'è anche l'imprimatur della giustizia: il Consiglio di Stato ha, infatti, respinto il ricorso di Italia Nostra, affermando la piena legittimità dei lavori in corso al Fontego dei Tedeschi, il grande palazzo ai piedi del Ponte di Rialto che l'immobiliare della famiglia Benetton sta trasformando in un centro commeciale, con la firma dell'architetto Rem Koolhaas. 

I giudici amministrativi d'appello hanno, infatti, respinto il ricorso di Italia Nostra e confermato - si legge in un comunicato ufficiale dell'Avvocatura civica - la sentenza del Tar del Veneto, che già "aveva riconosciuto la legittimità degli atti i del Comune di Venezia e della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e Laguna che riguardano la riqualificazione dello storico Palazzo sul Canal Grande, fino a pochi anni fa sede delle Poste ed ora di proprietà del Gruppo Benetton (Società Edizione srl)".

Le polemiche - si ricorderà - erano state molto accese sull'originale progetto di ristrutturazione del Fontego firmato dallo studiod ell'archistar olandese, che prevedeva (ad esempio)  di sostituire parte del tetto con una grande terrazza sul Canal Grande e l'inserimento nel cavedio di scenografiche scale mobili rosso fuoco, poi scomparse su indicazione della soprintendenza, mentre la terrazza è stata sostituita con una sorta di maxi-altana.

Italia Nostra aveva contestato la legittimità dell'intero intervento su un palazzo vincolato: per la terrazza sul tetto, per la creazione del vano interno per realizzare le scale mobili e per la realizzazione di un nuovo piano sotto il grande lucernario.

Per il Consiglio di Stato, al contrario,  "è legittimo il permesso di costruire in deroga in quanto ha rilevato l'effettiva sussistenza dell'interesse pubblico, costituito “dagli effetti benefici per la collettività che dalla deroga derivano (...)" visto che vengono assicurate "la fruizione pubblica degli spazi e l'apertura per iniziative culturali”. Il Consiglio di Stato, inoltre, ha ritenuto che “il sacrificio delle previsioni pianificatorie, è comparativamente minimo rispetto ai miglioramenti derivanti all'immobile stesso”, che viene in questo modo restituito alla città con la destinazione orginaria del 1500, che era proprio quella commerciale.

 

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