La scuola che spreme Prof malati di stress 2 volte più dei medici

Domani convegno sul “burnout” fra gli insegnanti L’ex preside Vincitorio: «Rischi professionali sottovalutati»

La scuola che spreme. Riduce in cenere energie fisiche e mentali. Mette sotto torchio gli insegnanti al punto da farne la categoria lavorativa più a rischio di “burnout”, la sindrome da esaurimento emotivo. A dirlo è uno studio pubblicato nel giornale medico “La medicina del lavoro” dal titolo: “Quale rischio di patologie psichiatriche per la categoria professionale degli insegnanti?” condotto nelle città di Milano e Torino. Dal quesito emerge che l’80 per cento delle pratiche di accertamento per l’inabilità al lavoro effettuate da commissioni mediche su docenti segnalati dagli istituti scolastici è da attribuire a una patologia psichiatrica. Si fermano invece alla soglia del 12 per cento le diagnosi che riguardano disfonie e laringiti croniche. Inoltre emerge che i docenti corrono il rischio di ammalarsi di malattie psichiatriche due volte di più degli impiegati. Due volte e mezza le professioni sanitarie. E tre volte tanto la categoria degli operai. A Treviso a fare il punto della scuola “sotto stress” domani al Mazzotti sarà un convegno dal titolo: “La scuola che brucia. Ridare dignità alla professione docente e prevenire il burnout”, organizzato dall’associazione “Proteo fare sapere” insieme alla Rete delle scuole per la sicurezza di Treviso: «Per la categoria professionale degli insegnanti le patologie psichiatriche incidono sull’inidoneità lavorativa cinque volte di più delle laringiti croniche. Raddoppia anche il rischio di sviluppare neoplasie a causa dell’abbassamento delle difese immunitarie», mette in chiaro Vittorio Lodolo d’Oria, esperto di medicina del lavoro e autore del report, presente venerdì al convegno». Scopo dell’incontro quello di portare allo scoperto nella scuola trevigiana tutti i segnali di “stress lavoro-correlato”. «Il burnout è tipico delle professioni basate sulle relazioni di aiuto», aggiunge Giuseppina Vincitorio, ex preside del liceo Da Vinci, oggi presidente dell’associazione Proteo. «Il convegno vuole offrire a presidi e docenti gli strumenti per conoscere i disagi della fatica professionale e prevenirli». Il dito è puntato sui mali cronici della scuola: classi pollaio, riduzione delle cattedre, presenza di alunni con bisogni educativi speciali senza insegnanti di sostegno, emergenza bullismo: «I piani per la sicurezza delle scuole non includono ancora come previsto dalla normativa la valutazione dei rischi professionali per la salute degli insegnanti e l’attivazione di misure di prevenzione», conclude Vincitorio.

A gettare luce sulle cause di stress lavorativo dentro la scuola trevigiana anche un questionario per la gestione e valutazione dei rischi introdotto dal 2012 dall’Ufficio scolastico regionale a cui viene sottoposto tutto il personale: docenti, ata e amministrativi. A tutti si domanda quali i principali motivi di tensione nell’ambiente lavorativo.

Sotto esame di tutto e di più: le relazioni con il dirigente scolastico, il rapporto con i genitori degli alunni, la presenza di rumori a scuola, la pulizia delle aule, l’organizzazione delle classi. Persino la vicinanza o meno di parcheggi e mezzi di trasporto.

Nella Marca il 63 per cento delle scuole ha risposto di aver usato almeno una volta il metodo di indagine. Di queste il 98% intende riutilizzarlo.

Alessandra Vendrame

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