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Se il mondo fosse dei bimbi

Il commento di Moony Witcher, pseudonimo di Roberta Rizzo scrittrice veneziana

MOONY WITCHER
2 minuti di lettura

TREVISO. I bambini sanno più di quello che gli adulti pensano. Anche a soli 7 anni, come ci insegna la storia di Gregorio e Gideon, possono insegnare molto a politici ed economisti perché ragionano con la verità della realtà. Il mondo lo vedono con occhi che brillano di curiosità e spesso ciò che osservano e sentono provoca quel desiderio di solidarietà sincera, sempre più rara tra gli adulti. Per i bambini non ha importanza lo status sociale o il colore della pelle, quello che conta è l’empatia dei sentimenti che nasce tra i banchi di scuola. E’ vivere l’infanzia senza pregiudizi.

Sanno però che senza lavoro, senza soldi non si mangia e non si vive con dignità. Lo sa molto bene Gideon e lo sa anche Gregorio, pur vivendo in una famiglia agiata e con il nonno imprenditore. Il gioco, allora, diventa buio e si trasforma in incubo per chi non può avere ciò che hanno tanti altri bimbi. Niente scarpe nuove, jeans di marca e buon cibo nel piatto. Non c’è stato bisogno di un summit, di un meeting, di una riunione tra esperti per risolvere il problema della famiglia di origine ghanese di Gideon, cittadino italiano come Gregorio. E’ bastato che il bimbo povero raccontasse all’amico ricco che il papà era disoccupato da diversi anni e per questo in casa non regnava la serenità e tanto meno l’agiatezza. I tanti e troppi non avere avevano cancellato persino i sogni di felicità tipici e normali di quell’età. L’amicizia non poteva essere messa a rischio, anzi, è stata la prova che il bene e l’affetto possono essere sentimenti che ribaltano una pesante situazione familiare.La storia di questi due amichetti di seconda elementare insegna molto e accende una luce di speranza che può guidare parecchi adulti ad ascoltare più con il cuore che agire con la mente rigida e calcolatrice. La bellezza dell’amicizia di Gregorio esplode in una semplice richiesta alla sua mamma, quella di poter aiutare il papà di Gideon.

La richiesta è stata esaudita dal nonno imprenditore che ha assunto il padre di disoccupato dando una prova importante di civiltà e sensibilità. Se in questi tempi di crisi economica, che ha messo in ginocchio tante famiglie, il finale della storia sembra quella di un romanzo, è chiaro che invece si tratta di una buona notizia del tutto vera. E’ accaduta sul serio nella nostra terra veneta che ha nel suo profondo il sano principio del vivere la comunità come un’unica grande casa. E’ questa la realtà fatta emergere da due bambini legati da sincera amicizia non basata su effetti speciali ma sulla comprensione e l’aiuto. Un piccolo-grande esempio di come potrebbe essere il mondo se ascoltassimo sempre e di più i bambini.

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