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I piccoli ci insegnano «Mondo multicolore e amici da aiutare»

Giacomini (pedagoga): «La loro visione della vita è aperta». Codello (direttore didattico): «La scuola educa ad aiutarsi»

TR
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TREVISO. Per loro il mondo è già multicolore. E aiutare l’amichetto ghanese è la cosa più normale da fare. Per i bambini non sarebbe nemmeno una notizia, sono “i grandi” che si sorprendono: «Quando mi fanno vedere il disegno della loro classe, ci sono bimbi di qualsiasi etnia – racconta Giovanna Giacomini, formatore e pedagogista trevigiana – mi raccontano chi sono, e da dove vengono. E per loro è normale». Ecco perché la pedagoga non si sorprende nel sentire la storia che arriva dalla Provincia trevigiana. Una storia di integrazione, dialogo, apertura mentale: «Per la mia esperienza, tra i bambini succede spesso. Crescono in classi miste e in un ambiente multiculturale, non c’è differenza di etnie. Anzi, sono curiosi: provano piacere nello studiare alcune materie, come la storia e la geografia, perché le toccano con mano, davanti ai loro occhi. La loro visione della vita va oltre confine. Sono nati e cresciuti in un ambiente aperto, sono gli adulti ad essere arrivati dopo e a percepirlo come atipico». L’aspetto più incoraggiante è che, secondo la Giacomini, queste nuovissime generazioni non cambieranno col tempo. Da grandi, saranno aperte come sono oggi da bambini: «Perché il mondo multiculturale, per loro, è la normalità». A colpire l’esperta, semmai, è il fatto che il bimbo italiano si sia aperto con i genitori, e abbia raccontato loro la situazione dell’amichetto ghanese e del suo papà. Se la storia è diventata un esempio di integrazione, è anche grazie al dialogo che c’è stato in famiglia. Scenario, questo, ancor più raro di una perfetta integrazione multiculturale: «Un caso esemplare, non è frequente che i bambini riportino in famiglia quello che hanno vissuto. Significa che in quella casa c’era già un’abitudine all’ascolto». Nemmeno Francesco Codello, direttore didattico a San Biagio di Callalta e autore di numerose opere di ricerca storico-educativa, si sorprende troppo della notizia: «I bambini sono straordinari, e hanno molto da insegnarci. I problemi nascono sempre da adulti, noi siamo pieni di pregiudizi e maschere». Severi tra loro, a volte anche crudeli nei giudizi, ma «trasparenti», veri, senza filtri culturali o imposti dalla società: così Codello vede i bambini di oggi. E per una volta, è la scuola il teatro di una storia a lieto fine: «Queste pratiche di mutuo aiuto e di solidarietà, a prescindere da confessioni religiose o altro, sono un obiettivo fondamentale dell’educazione. Talvolta non ci si riesce, ma per me i problemi nascono quasi sempre dagli adulti, e mai dai bambini». In tanti anni di insegnamento, Codello ha fatto propria una massima di Tolstoj: i bambini ci parlano, e insegnano, anche quando si comportano male. La notizia dei due amichetti di Conegliano non è nemmeno un caso isolato: «Vedo sempre episodi positivi, magari non legati al lavoro come in questo caso ma a tanti gesti. In qualsiasi scuola, più piccoli sono, meno sono segnati dalle nostre sovrapposizioni culturali. Anche quando litigano, sanno trovare un loro equilibrio. Io non insegno più, ma chi lo fa oggi sappia che è un grande privilegio poterli osservare».

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